Come partire dall’ascolto per conoscere noi stessi

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orecchio con fiori

È naturale pensare all’orecchio come l’unico organo deputato all’ascolto, ma in realtà non è così. Oltre al canale uditivo, il nostro corpo ne comprende tanti altri non uditivi, capaci di influenzare il nostro sistema mente-corpo. Lanciarsi nell’ascolto interno significa comprendere meglio noi stessi; non ascoltare significa rimanere dissociati dalla nostra anima, lasciare che la nostra mente prenda il sopravvento.

mano decorata con fioriSecondo lo scienziato francese Alfred Tomatis, specialista in otorinolaringoiatria, l’orecchio è il più importante dei nostri sensi: controlla il senso dell’equilibrio del corpo, il ritmo, il movimento ed è il direttore dell’intero sistema nervoso.

Attraverso il midollo, il nervo dell’udito connette i muscoli del corpo; attraverso il nervo vago, l’orecchio si connette con la laringe, il cuore, i polmoni, lo stomaco, il fegato, la cistifellea, i reni, l’intestino tenue e quello crasso.

Ma l’orecchio non è l’unico organo in grado di percepire vibrazioni sonore.

In realtà tutto il corpo riesce ad ascoltare i suoni e a distinguere le frequenze. Come ad esempio la pelle e le fibre del tessuto connettivo e muscolare, grazie alle proprie proprietà piezioelettriche e a specifici recettori sensoriali, sono capaci di percepire lo stimolo vibratorio e oscillatorio di un suono.

Anche le cellule MC, i cosiddetti microvilli-ciglia, costituiscono un sistema di sensori e trasduttori di campi elettromagnetici, che si trovano in varie parti del corpo: oltre all’orecchio, sono presenti nell’apparato digerente, respiratorio, nella tiroide, nella mucosa uterina e, come cellule ematomidollari, nei linfociti, leucociti e macrofagi.

Il suono agisce quindi sul sistema nervoso, sul sistema immunitario ed endocrino, così come sugli organi e sul cervello.

A dimostrazione di ciò, possiamo prendere come esempio Evelyn Glennie, una percussionista scozzese totalmente sorda dall’età di 12 anni, che oggi è considerata la prima persona nella storia della musica con una carriera di successo a tempo pieno come percussionista solista. Talmente virtuosa da collaborare con jazzisti di grandissimo calibro.

Evelyn sente la musica attraverso tutto il corpo. Durante una sua esibizione al TED, invita la gente ad ascoltare la musica con le dita, con braccia e gambe, con lo stomaco e con il cuore: tutte parti attraversate da energie sonore. In questa occasione, parla di “sentire” (utilizzando proprio il termine italiano):

Evelyn Glennie

«È interessante come nella lingua italiana non esista distinzione.

Il verbo ‘sentire’ significa ‘ascoltare’ e viene usato anche, in forma riflessiva, come ‘provare un’emozione’ […] L’udito è, in pratica, una forma specializzata del tatto.

Il suono è semplicemente aria che vibra e che l’orecchio converte in segnali elettrici, che sono poi interpretati dal cervello.

L’udito non è l’unico senso che può eseguire questo processo, il tatto può agire nella stessa maniera.

Se sei sul ciglio della strada e passa un grosso camion, lo stai ascoltando o senti le sue vibrazioni? La risposta è entrambi».

(Disponibile su https://www.evelyn.co.uk)

mano e fogliaTomatis stesso aveva distinto il concetto di sentire da quello di ascoltare. Sentire riguarda una presa di coscienza della presenza del suono, inteso come atteggiamento passivo da parte della persona senza una reale partecipazione (il limite del nostro sentire è compreso tra i 16 hz e i 16.000 hz, ma c’è una moltitudine di suoni al di sotto e al di sopra del nostro campo uditivo che non riusciamo a sentire).

L’ascolto invece presuppone l’intervento della volontà che modifica l’atteggiamento mentale e la postura della persona, che diventa sensibile al suono, nella sua totalità, sia del pensiero.

Tomatis parla dell’ascolto come di una facoltà, una porta aperta sulla coscienza e un’apertura della coscienza sul campo della percezione. La mente avverte i suoni e attraverso la consapevolezza manteniamo la capacità di mantenere la focalizzazione sul suono e i suoi effetti dal punto di vista fisico, emotivo, psichico, spirituale. Questa consapevolezza dipende da una scelta, dalla qualità e quantità del respiro e dall’allenamento.

Anche nella tradizione hindu, l’ascolto è considerato uno strumento per ampliare la coscienza. Imparare ad ascoltare con consapevolezza ciò che ci circonda e il nostro mondo interno, ci permetterà quindi di esplorare altri livelli di coscienza.

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Come allenarsi dunque all’ascolto?

Se l’ascolto è di fatto una pratica attiva e volontaria, attraverso la quale possiamo accedere a informazioni nuove e connetterci con la nostra vera essenza possiamo quindi allenarci per potenziare questa pratica e andare oltre la nostra coscienza individuale.

Come?

orecchio di donnaAlterando la frequenza del nostro respiro o quella cardiaca, possiamo ad esempio creare non solo stati d’animo specifici, ma andare oltre la sfera del “non udibile”, i cosiddetti suoni anāhata, ovvero quei suoni interni che siamo in grado di percepire solo a seguito di un lungo lavoro di pratica meditativa.

I benefici della meditazione e del rilassamento sono infatti oramai ben noti. Queste pratiche, associate all’ascolto di suoni vocalizzi, mantra e armonici, se eseguite con costanza, alleviano diversi problemi di salute: rallentano i ritmi cardiaci e respiratori, riducono l’attività delle onde celebrali, caricano la corteccia cerebrale, stimolando l’intuizione.

Il dottor Herbert Benson, studiando gli effetti dei mantra sulla fisiologia, parla di “Reazione di Rilassamento”: la ripetizione di una singola parola produce come effetto la riduzione del consumo di ossigeno e del ritmo respiratorio, la diminuzione del battito cardiaco di circa tre battiti al minuto, un aumento delle onde alpha e una migliore attivazione metabolica. In un altro studio Mark Ryder ha dimostrato che l’effetto di “Reazione di Rilassamento” è superiore nelle persone che intonano vocalizzi prolungati rispetto a chi semplicemente ascolta musica armonica.

Prima di imparare a produrre questi suoni, è opportuno partire dalla pratica e dal potenziamento dell’ascolto profondo.

Tutti i suoni vengono dal silenzio e ritornano in esso.

L’ascolto interiore è nutrito dal silenzio: il silenzio non è altro che un universo dove tutti i suoni si incontrano e si fondano per infondere pace all’anima. In realtà il silenzio non esiste. Noi stessi siamo una complessa orchestra di suoni, dal battito del nostro cuore alla nostra respirazione, dai nostri organi alle onde celebrali.

Durante la pratica dell’ascolto, è fondamentale prendersi del tempo per sperimentare la magia del silenzio, al fine di entrare gradualmente in contatto con le nostre sensazioni ed emozioni. Nel silenzio è più facile trovare il momento di vero contatto e connessione con l’universo e il divino.

Iniziamo ritagliandoci quotidianamente momenti per stare in silenzio nella pura contemplazione del presente, in questo modo intensificheremo gradualmente la nostra capacità di ascolto. Se non siamo abituati a questo tipo di pratica, possiamo partire con soli quindici minuti al giorno di ascolto, in silenzio, in posizione supina o seduta con la schiena ben eretta e il mento parallelo al pavimento. Quindici minuti all’inizio potranno sembrare interminabili ma con una pratica quotidiana, ben presto sarà possibile riscoprire incredibili benefici.

donna che medita

Può aiutare alla concentrazione orientare la nostra attenzione sia sui suoni esterni, come ronzii all’interno della nostra casa o suoni della natura, sia sui suoni interni, come il flusso del tuo respiro, il battito del cuore, tutte quelle sensazioni corporee che siamo in grado di percepire. Ben presto ci accorgeremo di una miriade di suoni che fino a quel momento erano passati inosservati. Se durante la pratica di ascolto, la mente divaga ed emergono pensieri che ci distraggono, proviamo a visualizzarli come se fossero nuvole, osserviamole e lasciamole passare senza alcun giudizio e riportiamo dolcemente l’attenzione sul respiro. Se emergono emozioni, come tristezza, rabbia o ansia, non cerchiamo di resisterle o dare loro subito un significato, accogliamole e ringraziamole per il messaggio che ci stanno portando. Con il passare del tempo, l’ascolto diventerà sempre più profondo, nuove intuizioni arriveranno, la mente ritroverà una maggior lucidità.

Anche se pensiamo di non avere tempo per fare questo tipo di pratiche, ogni momento della giornata può essere dedicato all’ascolto di noi stessi, magari quando siamo in auto o mentre camminiamo o anche durante le faccende di casa, aprendoci così a una nuova consapevolezza del nostro Sè e migliorando la nostra presenza nel qui ed ora.

Se affrontiamo il silenzio come contemplazione del nostro stato psico-fisico-emozionale e spirituale, l’ascolto profondo diventerà ben presto un prezioso strumento di cui non potremo fare a meno.

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