Bambini e cibo: quale l’approccio corretto?

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mamma, papà, figlia seduti sul divano

“Dove non c’è divertimento, il cibo si colora di beige”

Chef Raymond Blanc

Questa frase esprime, metaforicamente, quanto sia importante l’associazione tra componente emozionale ed il pasto, soprattutto, nell’infanzia quando si pongono le basi per un approccio corretto e sereno al cibo.

Creare una buona atmosfera durante il pasto facilita lo scambio di emozioni e racconti quotidiani. Questo favorisce la formazione di un’identità propria del bambino nel gruppo con un ritorno positivo nel rapporto con il cibo.

pic nic tra genitori e figli

L’adulto ha un ruolo importante. Attraverso l’esempio deve trasmettere al bambino il messaggio che il cibo è nutrimento. Inoltre deve insegnargli che un’alimentazione sana e corretta, sia qualitativamente che quantitativamente, è importante per se stessi, non per compiacere altri (genitori, nonni, zii, educatori, dottori o amici…)

Cosa fare per favorire un approccio sereno al cibo ed il consumo di alimenti salutari? 

Sottolineare in maniera esagerata l’effetto salutare di alcuni alimenti come frutta e verdura ha un effetto controproducente nel bambino. Il bambino tenderà a prediligere altri alimenti come piacevole trasgressione e sfizio!

Il significato della frase “fa bene” potrebbe, inoltre, non essere compreso dai più piccoli.

 Ecco 3 consigli:

  1. Mettere immagini “divertenti” di alimenti in cucina, soprattutto se è il luogo dove si fa colazione, si pranza e cena. È stato dimostrato che stimola un aumento nel consumo dell’alimento raffigurato.
  2. Far coltivare un aroma al bambino (basta ad esempio una piantina di rosmarino in un vaso sul davanzale) che possa aggiungere come ingrediente segreto in molti piatti cucinati. È stato dimostrato che funziona!
  3. Cucinare con il genitore per un bambino può essere un vero e proprio gioco divertente e, al tempo stesso, un laboratorio di conoscenza del cibo. La maggior confidenza col cibo si può creare a cominciare dalla cucina, dall’apparecchiare la tavola al cucinare.

Il genitore, con attenta supervisione per evitare incidenti domestici, può divenire un perfetto complice del bambino, incoraggiandolo nelle azioni più semplici come lavare alimenti, miscelare, impastare, mescolare. Tutto ovviamente in base all’età ed al gradimento del bambino.

La cucina diventa una stanza magica dove gli alimenti ed i singoli ingredienti, combinandosi insieme, acquistano sapori, gusti e colori nuovi. La curiosità e lo stimolo ad assaggiare i piatti preparati insieme potrebbe essere uno strumento in più per avvicinarsi serenamente al cibo. Cercare di creare queste occasioni di condivisione con i bambini è importante sia per loro che per i genitori.

Questa strategia è molto utile quando il bambino mangia poco o malvolentieri.

Spesso, in queste situazioni, noi adulti cadiamo nell’errore di far di tutto per farlo mangiare con un accudimento eccessivo in base all’età del bambino e con le modalità più disparate (e disperate!) per riuscire nell’intento.

Di solito, il genitore ha una carica emozionale molto forte che il bambino avverte. Ma quando il cibo diventa un mezzo, seppur inconscio, per catturare l’attenzione attorno a sé delle figure di accudimento nascono problemi e stress.

Cosa fare?

L’adulto deve fare in modo di disinnescare questo meccanismo. Bisogna concentrarsi più sul piacere del momento del pasto che sulla quantità di cibo ingerita dal bambino. È utile dare un supporto sereno senza ricorrere ad alcuno stratagemma speciale in modo che, piano piano, il bambino abbia voglia di far parte di quel bel momento e che il cibo torni ad assumere il suo ruolo funzionale e nutrizionale.

Nella mia esperienza in progetti di educazione alimentare nelle scuole dell’infanzia e primaria posso dire che l’ambiente scuola può fare la differenza. La forza del gruppo di pari, tra compagni, le attività di gioco e divertimento mirate a trasmettere messaggi importanti riguardo agli alimenti e alle emozioni ad essi legate, come ad esempio la paura dell’assaggio di nuovi alimenti (neofobia) sono fondamentali. Ho potuto assistere a momenti unici, di svolta e reali passi avanti di diversi bambini verso un rapporto più sereno con il cibo nella loro vita, a scuola come a casa.

Ricordatevi: la parola d’ordine a tavola è divertimento!

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