Bisogni dei bambini: come riconoscerli e soddisfarli

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Ti sei mai chiesto quali sono i bisogni principali dei bambini? Quali e come devono essere soddisfatti?

Tutti i bambini, quindi anche i nostri figli, hanno dei bisogni irrinunciabili che devono essere esauditi per far sì che crescano serenamente e in modo equilibrato verso l’auto-realizzazione e l’indipendenza.

Soddisfare tutti i bisogni è utopia, ma questo non fa di voi dei cattivi genitori. Per questo è importante conoscere quali sono questi bisogni vitali in modo da sapere come aiutare al meglio i nostri figli a soddisfarli in maniera adeguata.

I bisogni nei bambini

Per “bisogni” intendiamo le esigenze che ogni individuo deve soddisfare per sopravvivere, vivere e realizzarsi. Non nascono da scelte razionali, sono dettati dalla parte inconscia del nostro cervello.

È fondamentale, dunque, affrontare il tema dei bisogni quando si parla di bambini perché proprio ad essi è legato il benessere dei nostri figli.

I bisogni sono degli stimoli sensoriali ed emotivi che se ascoltati permettono di essere in armonia con se stessi. Compito degli adulti, quindi, dovrebbe essere insegnare la felicità ai bambini, senza spaventarsi, riconoscendo che questa passa attraverso tanti piccoli gesti che permettono di farci sentire bene.

Inoltre i bisogni sono l’input che ci portano a comportarci in una determinata maniera. Ad esempio, i capricci insistenti che mandano in crisi noi genitori, non sono altro che il modo più efficace per il bambino di esprimere i propri bisogni.

Per questo motivo conoscere quali sono i bisogni dell’uomo permetterà ai genitori di avere uno strumento in più per decifrare le richieste dei figli.

I bisogni primari

I bisogni si distinguono in primari, o ancestrali, e secondari. I bisogni ancestrali esistono nell’uomo fin dalla sua creazione. I bisogni secondari sono, invece, legati più ad una sfera emotivo psicologica.

I primi bisogni fondamentali sono quelli fisiologici:

  • La respirazione;
  • L’alimentazione e l’idratazione
  • Evacuazione
  • Il sonno.
  • Riproduzione

Respirazione

Dopo aver vissuto in apnea per nove mesi, all’interno del grembo materno, il neonato, una volta venuto al mondo, in pochi secondi inizia a respirare e lo fa in maniera perfetta sfruttando a pieno la propria capacità polmonare. In seguito la capacità di respirare correttamente viene meno.

Il bambino, come gli adulti, non è consapevole del proprio respiro, ma esiste un’intera corrente di pensiero e di tecniche per ricominciare a respirare correttamente: dal pranaiama della cultura yogica a tecniche di respirazione per diminuire lo stress ed aumentare il benessere.

Respirare è l’attività primaria, eppure in molti lo fanno male. La conseguenza? Non soddisfiamo il primo bisogno fisiologico della nostra.

Ecco un esercizio per respirare bene:

Prendiamoci del tempo per osservare il nostro respiro. Facciamo attenzione se utilizziamo tutta la capacità polmonare.

Abbiamo un respiro lento? Accelerato? In quali momenti avvengono tali cambiamenti? Ora osserviamo lo stesso anche nei nostri figli, cosa notiamo? Ci rispecchiano? Quasi sicuramente sì!

Anche se un bambino respira automaticamente appena nato, poi il suo respiro viene educato dall’imitazione del genitore. Cosa fare? Intanto osserviamo come respira quando il bambino sta bene ed è sereno, una volta fatto questo possiamo utilizzare il ritmo del respiro nei momenti di crisi e di agitazione del piccolo.

In questi momenti stabiliamo un contatto fisico portandolo a respirare come noi. Noteremo come i bambini, anche quelli molto piccoli, se tenuti vicino allineeranno il proprio respiro al nostro. Se, invece, abbiamo dei figli più grandi possiamo proporgli dei giochi specifici sulla capacità di trattenere il respiro, di frazionarlo, di divertirsi con esso.

Alimentazione

Mangiano e bevono i nostri bambini?

Ovviamente sì! E come lo fanno? Noi come lo facciamo? Per assurdo anche questo bisogno è, spesso, viziato da abitudini poco sane. Non parlo solo del cibo spazzatura, ma anche del fatto che a volte il nutrirsi ha acquisito connotazioni emotive. Si mangia, o non si mangia, in connessione con le emozioni che si vivono.

Quale esempio diamo ai nostri figli? Quale legame con il cibo gli trasmettiamo? Verso quali comportamenti li indirizziamo?

Tutti mangiamo più volte al giorno, ma vi invito a porvi le domande di cui sopra. Come già detto, ogni essere umano deve soddisfare i propri bisogni e deve soddisfarli bene in modo che l’organismo ne tragga dei benefici. Se questo non avviene, perché mangiamo male, allora il nostro corpo non starà bene e ci manderà dei messaggi.

Lo stesso avviene nei bambini. A livello razionale non sanno che devono mangiare bene, ma il loro corpo sì e gli manderà dei segnali, come mal di pancia, spossatezza, mal di testa, iper agitazione o altro.

Per cambiare, o fare in modo che i nostri figli abbiano un buon rapporto con il cibo, ecco tre spunti di riflessione utili:

  • Osserviamo il nostro rapporto con il cibo: quando mangiamo, come stiamo, se lo facciamo in seguito a coinvolgimenti emotivi.
  • Cuciniamo naturale. Andiamo insieme ai nostri figli a comprare le materie prime da chi le produce, in particolare frutta e verdura. O se abbiamo la possibilità piantiamo delle verdure con loro.
  • Facciamoci aiutare a cucinare. Passeremo insieme del tempo di qualità e gli faremo vedere come si cucina: il lavoro e il tempo necessario. In questo modo amerà ciò che viene cucinato, perché non può non piacere quello che mamma, papà e lui hanno cucinato con amore.
  • Niente tv a tavola. Il momento della colazione, pranzo e cena è un momento di scambio in famiglia. Consiglio, anche, di evitare argomenti pesanti a tavola, come brutti voti, o dinamiche di famiglia. Trattate questi argomenti solo se siete in grado di avere una comunicazione senza giudizi, in grado di accogliere le motivazioni di vostro figlio e non solo una serie di “tu devi, sei il solito, non capisci niente, la prossima volta vai in punizione”.

Figli che non mangiano abbastanza

Vostro figlio non mangia abbastanza?

Riflettete se sia un problema reale e quale grado di problematicità gli date. È importante capire se sentite un grande disagio in merito, perché lo trasmetterete al bambino.

Evitate di parlarne sempre. Non ditegli mai: “dai fallo per mamma, per nonna, per papà” e per tutto il corollario di parenti. Vostro figlio non deve mangiare per farvi stare tranquilli. Lui ha bisogno di mangiare per essere nel pieno delle sue energie e vivere al top la sua vita.

Abbiate fiducia in lui!

Ha bisogno di ricominciare a sentire lo stimolo. Se si è innescata una dinamica tra di voi e non riuscite ad uscirne da soli, chiedete aiuto.

Ricordate che i primi a doversi mettere in discussione siete voi. Se il bambino non mangia, o lo fa male, i primi a dover cambiare comportamento siete voi.

Quindi attenti a come parlate a vostro figlio. Quello che pensate e date per vero diventa vero anche nella testa di vostro figlio. Non etichettatelo con parole del tipo “è inappetente, non mangi mai niente, sei bravo ma mangi troppo poco”. Queste frasi diventeranno inconfutabili nella mente di vostro figlio.

Idratazione

Un altro elemento sottovalutato dai genitori è l’idratazione. Quanto beve il nostro bambino? Normalmente un individuo dovrebbe assumere circa 1 litro di acqua ogni 25 kg di peso, voi lo fate?

L’EFSA (European Food Safety Autority) cioè l’autorità europea per la sicurezza alimentare ha stimato il consumo di acqua in base alle fasce di età.

I bambini molto piccoli quando sono allattati si autoregolano da soli. Crescendo l’abitudine a bere si perde. Si assumono liquidi solo quando si sente la necessità, ma spesso è tardi.

Insegniamo ai bambini a bere. Compriamogli un bicchiere carino, una borraccia da portare con loro, diamo l’esempio bevendo spesso.

Entrambi trarremo enormi benefici. Bere aiuta a sentirsi meno affaticati, rende più energici e permette una eliminazione più rapida delle tossine.

Evacuare

In un bambino in salute l’evacuazione è automatica quanto la respirazione, ma con il passare degli anni si possono incontrare delle problematiche. L’evacuazione come l’alimentazione è legata a stimoli di piacere, a legami emotivi, oppure ad una dieta errata.

Dormire

Maria Montessori parla spesso del dormire dei bambini descrivendolo più come una necessità dei genitori a trovare un attimo per loro che una reale necessità del bambino. Non è raro vedere genitori che insistono a mandare a letto presto i figli comandando il loro bisogno, perché in realtà sono loro ad avere la necessità di riposare e di staccare la spina.

Il bambino sa, sente e trasmette ciò di cui sente il bisogno. Se il pomeriggio non ha più bisogno di dormire fidiamoci di lui, ma comunichiamogli chiaramente che noi, abbiamo bisogno di riposo. È una nostra necessità. Questo gli permetterà di vedere che anche gli adulti hanno le loro esigenze.

Muoversi

Eh sì! Anche questo è un bisogno primario. L’uomo deve muoversi e dare libero sfogo alle proprie energie tramite la fisicità e lo fa con lo sport. Per i bambini è diverso. Quando i bambini iniziano ad acquistare un po’ di libertà di movimento alcuni genitori entrano in modalità allarme: “stai attento”, “non ti fare male”, “non correre”, “vedi che sudi”, “non stai mai fermo”. Vorremmo che i nostri figli avessero le nostre stesse abitudini, invece dobbiamo lasciarli esprimere questo bisogno come meglio vogliono.

Un altro aspetto fondamentale è che, a volte, i genitori non comprendono il ritmo del figlio. Un bambino non ha fretta. Una passeggiata all’aperto non è una marcia serrata, ma un momento per osservare il mondo intorno e per esplorarlo. Permettiamogli di farlo, liberiamoci dell’orologio, della fretta e vediamo cosa guarda, cosa lo incuriosisce. Permettiamoci di vivere un’esperienza nuova insieme.

Riprodursi

 Questo bisogno può riguardare la vita dei bambini.

Anche loro, infatti, vivono degli impulsi legati alla sessualità, soprattutto da piccoli. Senza troppi preconcetti iniziano fin da piccoli ad esplorare il proprio corpo, registrando e imparando a conoscere le sensazioni che provano. Il genitore potrebbe agitarsi senza sapere né cosa dire né come affrontare l’argomento.

La motivazione di certi nostri atteggiamenti un po’ rigidi sono in parte da ricercare nell’educazione ricevuta dai nostri genitori. Parlare di certi argomenti ci può provocare imbarazzo.

Chiediamoci perché ci genera imbarazzo? Come mai riteniamo inaccettabili certi comportamenti? Ogni emozione nasce da vissuti precedenti. Analizziamo se stiamo portando avanti schemi comportamentali appartenenti ai nostri genitori e, in seguito, valutiamo se certi schemi sono per noi funzionali o meno.

Se ci accorgiamo che questo approccio alla sessualità non ci piace e non ci rispecchia c’è solo una cosa da fare: cambiarlo.

È complesso direte voi, certo! Non dimenticatevi che avete degli insegnanti formidabili: i vostri figli. Passo dopo passo vi mostreranno come cambiare atteggiamento, come diventare i loro genitori e non una copia dei vostri.

Bisogni e sogni

 Avente mai notato che il termine bisogno contiene in sé la parola sogno? Ed è per questo che mi piace pensare che se soddisfatti adeguatamente i bisogni siano la scala per realizzare i nostri sogni. Da questo punto di vista i genitori che devono occuparsi di soddisfare i bisogni di crescita dei propri figli gli danno la possibilità di realizzare una vita piena di soddisfazioni grazie al proprio esempio.

Noi genitori, quindi, abbiamo un dovere verso i nostri bambini, riflesso dei piccoli che siamo stati, dare gambe ed energia a questi sogni, dargli una possibilità, costruendo solide fondamenta di bene, di soddisfazioni, di piccoli gesti.

I bisogni sono la porta per i sogni di ogni bambino che un giorno sarà un adulto.

 

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