Carciofo: un alleato per il tuo fegato

108

Il carciofo è una pianta da “gourmet” dalle benefiche virtù salutari tanto che anche il premio Nobel e grande poeta Paolo Neruda ne scrisse le lodi nella sua “Oda a la Alchachofa”.

“Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero, ispida edificò una piccola cupola, si mantenne all’asciutto sotto le sue squame, vicino a lui i vegetali impazziti si arricciarono, divennero viticci, infiorescenze commoventi rizomi” (Paolo Neruda)

Carciofo: la pianta

Il carciofo è una pianta commestibile, ma non è né un frutto né un tubero; tantomeno una radice. La pianta del carciofo è un fiore non ancora sbocciato. Classificata nella famiglia delle Asteracee (Composite) il suo nome botanico è: Cynara Scolymus (L.).

Che nome strano: da dove deriva?

Secondo alcuni storici il nome “cynara” deriverebbe dalla consuetudine di concimare questa pianta con la cenere. Altri studiosi affermano che il nome derivi dal greco antico “Kynara” (canino), per la presenza di spine all’apice delle brattee che le fanno somigliare a denti di cane.
Autori antichi romantici affermano che “Cinara” era il nome di una giovane donna che Giove tramutò in carciofo avendone questa negato i favori (a me piace pensare a questa ipotesi e ai capricci degli dei antichi).
Nella maggioranza delle lingue indoeuropee la parola carciofo la si fa derivare dall’arabo “al-khar-shuf”.

Il carciofo arriva dalle Americhe?

Al contrario, il destino di questa pianta è davvero curioso. Mentre la patata, il pomodoro e altri “ortaggi” sono originari dell’America, l’appetitoso bocciolo ha fatto il tragitto inverso in quanto portato dalla vecchia Europa nel nuovo Continente, soprattutto, in America Latina ad opera degli emigranti italiani, francesi e spagnoli.

È una pianta mediterranea?

Seppure le origini sembrano essere medio-orientali, almeno nella forma selvatica originaria (una specie di cardo: “cynara cardunculus”), documentazioni storiche attendibili indicano che la “domesticazione” della pianta possa essere avvenuta in Sicilia in tempi molto antichi (I° sec.). Ancora oggi in alcuni orti a conduzione familiare si conservano “cultivar” che sono forme di transizione tra il cardo selvatico e le varietà di carciofo di diffusione odierna.

Era apprezzata dalle popolazioni antiche?

La pianta chiamata Cynara era già conosciuta nel bacino del mediterraneo. Gli Egizi la utilizzavano in cucina, così come i Greci e i Romani ne apprezzavano le grandi virtù culinarie. Considerata pianta sacra, le si attribuivano proprietà afrodisiache.

Nel XV° secolo si diffuse in Italia, partendo dalla Sicilia. Caterina de Medici era ghiotta dei suoi “cuori” tanto che la leggenda narra che fu lei ad introdurli in Francia quando andò in sposa ad Enrico II. Anche Luigi XIV ne andava matto tanto che ne fece coltivare diverse varietà nei giardini reali di Versailles. Il suo successore Luigi XV° ne era altrettanto entusiasta.

Oggi si coltiva pressoché in tutto il mondo nelle numerose varietà (se ne conoscono più di 50). L’Italia detiene il primato, ma anche la Spagna segue a breve distanza insieme ad altri Paesi del Mediterraneo. Oggi è diffusamente coltivata anche in America.

Il duplice aspetto del Carciofo

L’aspetto interessante di questa pianta è di avere la doppia caratteristica: sia pianta alimentare (solo alcune parti), sia pianta officinale (specie foglie e radici).

Rifacendoci ad alcuni aspetti della Medicina Tradizionale Cinese, il carciofo possiede sia “intenzioni nutritive”, sia “intenzioni curative”. Il concetto di “intenzione” è davvero importante perchè si estende alle varie famiglie botaniche. Nello specifico la famiglia delle “Composite” (di cui fa parte il carciofo), ha queste caratteristiche:

  • tonificazione del sistema nervoso centrale (attraverso il ritmo cardio-circolatorio e respiratorio; quindi il fulcro della bilancia umana);
  • pulizia dell’intero organismo attraverso il drenaggio dei vasi sanguigni, dell’apparato digerente e soprattutto del fegato e delle vie biliari.

In molte foglie di questa famiglia, inoltre si ravvisa il “sapore amaro” in tutte le sue gradazioni dall’amarognolo “soave” della Camomilla, passando dal Tarassaco, dalle varie Cicorie, dal Carciofo, fino agli amari “shoccanti” del Tanaceto e delle varie Artemisie (Assenzio, Genepì, ecc.).

Tale sapore, sempre secondo la dottrina della Medicina Cinese, serve a “tonificare il cuore sano”.

Le virtù medicinali del Carciofo

Il carciofo si “specializza” soprattutto nel drenaggio del fegato e delle vie biliari con ripercussione favorevole sulle capacità antitossiche della ghiandola, sul tasso di colesterolo del sangue e sulla funzionalità intestinale. Il sapore amaro ha una certa influenza benefica sul cuore, seppure la pianta non è considerata specifica per questo organo.

Queste capacità sono dovute a diversi principi attivi contenuti nelle foglie, ma soprattutto ad uno specifico che prende il nome di “cinarina”.

Queste proprietà sono possedute anche dal Tarassaco e dalle varie specie di Cicoria, ma in modo più blando. Queste hanno più “intenzioni costruttive-nutritive”.

In caso di patologie serie del fegato si raccomanda di sentire comunque il parere del medico. Da un punto di vista erboristico, il carciofo può intervenire con efficacia quando le vie biliari ed il fegato sono “congestionati”.

È opportuno astenersi dal ricorrere al carciofo quando questi organi sono “deboli” nelle loro energie proprio per la sua forza dirompente nel ripristino degli intasamenti epatici.

Alcuni “segni” possono aiutarci a capire se si ha bisogno di una depurazione organica generale:

  • Un’insufficienza epatica vera e propria è quasi sempre accompagnata da “fragilità vasale” più o meno accentuata (gli Antichi Cinesi usavano l’espressione “le persone si fanno facilmente dei blu, per la rottura di piccoli vasi sanguigni). Le feci sono mal formate e di colore giallastro; emotivamente la persona è molto sensibile (“ha le lacrime in tasca”); le unghie fragili e sottili.
  • Nella congestione epatica le feci assumono colore marrone scuro e la persona si “infiamma” facilmente presa dall’ira. Le unghie sono spesse e molto dure; difficilmente riescono a piangere.
  • Nel blocco delle vie biliari le feci sono scolorite/biancastre a causa del fatto che in sede intestinale, scarseggia la bile.

Il carciofo è facilmente reperibile in erboristerie sotto le varie preparazioni (infusi o decotti, capsule o compresse, tintura madre).

Un suggerimento personale di una tisana depurativa del fegato:

* • Carciofo foglie…………………………. 50%
* • Malva fiore e foglie…………………….30%
* • Menta foglie…………………………… 20%

Assumere in infusione (1 cucchiaio per 250 ml di acqua) 2-3 volte al giorno.
Il sapore è amaro, eventualmente aggiustare con succo di limone o arancio.

Buona depurazione!

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here