Claudio Lodi: Io scelgo comunque la vita

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Claudio Lodi, ex manager, è un uomo incredibile. Nonostante la vita gli abbia messo davanti grandi sfide da superare, lui non si è arreso ed ha scelto la vita.

Quattro anni fa ha perso la moglie Luciana a causa di un tumore e da 7 anni è affetto da Sclerosi Laterali Amiotrofica (SLA).

Figlio unico, cresciuto in una famiglia cattolica composta da cinque donne. Non ha mai conosciuto suo padre. Ha frequentato i boy scout e fatto tanto sport. Entrambi gli hanno insegnato molto. Si è sposato a 25 anni con Luciana ed hanno avuto due figli Gabriele ed Elisa che adora. Gli hanno regalato 5 nipotini stupendi. Ha viaggiato molto per lavoro e per vacanza: Nord Africa, Middle e Far East ed Europa intera.

Poi è arrivata la SLA e la sua seconda vita è cominciata.

Ho “scoperto” Claudio leggendo, su un giornale locale, della sua Laurea in economia. Ho pensato “questo è un uomo che fa accadere le cose. Non le aspetta e non le subisce”. Ho desiderato conoscerlo e intervistarlo.

Cladio Lodi, con i figli ed i nipoti, il giorno della sua laurea

Claudio ha 66 anni, vive a Carpi e dopo 35 anni vissuti felicemente con sua moglie Luciana, quattro anni fa “Luciana ha smesso di invecchiare ed è salita in cielo” come racconta Claudio. Da 7 anni è affetto da Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, cioè le cellule nervose cerebrali e del midollo spinale che permettono i movimenti della muscolatura volontaria. La SLA mantiene la mente lucida in un corpo che via via diventa immobile.

Claudio mi racconti come hai reagito quando hai scoperto della tua malattia?

La mia storia inizia nell’ottobre del 2011 con un pugno nello stomaco! Così mi sono sentito quando i dottori mi hanno diagnosticato la SLA. Tornato a casa ho iniziato a ricercare online il significato di quella terribile sigla. Parole come “inguaribile, nessuna cura, 6000 casi in Italia e aspettativa media di vita di 2-3 anni” hanno cominciato a graffiarmi nel profondo. Ogni parola era una tremenda mazzata.

Inutile chiedersi: “perché proprio a me? Cos’ho fatto di male per meritarmi questo?

La scienza non sa rispondere a queste domande, solo una fede profonda può dare un senso a ciò che noi non comprendiamo.

Allora la domanda principale che mi sono fatto è stata: “E adesso cosa faccio?”.

Ci sono solo due risposte a questa domanda: o sprofondi nella malattia, ti arrendi ed aspetti la morte. O reagisci, non volendo darla vinta alla SLA. Ho scelto di vivere.

Si dice spesso “cerca di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo”. Per me è vero solo in parte.

Non ho la sicurezza di esserci domani, ma mi sento sereno.

Non ti sei mai arreso e continui a fare progetti.

Frequenta la casa di Roberta Lusetti, anche lei malata di SLA e con lei ho condiviso diversi progetti come la visita all’Expo nel 2016 e l’udienza dal Santo Padre ad aprile 2017. Insieme abbiamo costruito un percorso di crescita e formazione per dare testimonianza che si può vivere con la SLA.

Ad ottobre c’è una data per te importante, ci dici qual è?

Sì. È il 15 ottobre. Quel giorno festeggerò il mio ottavo compleanno con la SLA.

Anche se appare un controsenso per me festeggiare è un modo per non subire la malattia, ma di averne il controllo, di sconfiggerla. Ed ho intenzione di festeggiarne molti altri anni. Qualcuno la chiama voglia di vivere.

Mi racconti quali sono state tre tue delusioni e tre tuoi successi? E quali lezioni hai imparato?

Una grande delusione d’amore e il rammarico per non aver completato gli studi universitari a 21 anni. Credo, invece, che i miei successi siano stati l’aver visto nascere i miei figli (sono stato uno dei primi uomini a Carpi ad entrare in sala parto) e averli accompagnati entrambi fino alla laurea. Inoltre essere stato scelto dall’azienda per un trasferimento in Cina di 18 mesi come Commercial Manager. Di recente, invece, un successo è stata la mia laurea in Economia aziendale a 66 anni.

Cosa ho imparato? Ho imparato le lezioni della vita. La vita non è un videogioco dove basta un click per ricominciare da capo. La vita è un susseguirsi di eventi concatenati e non ripetibili, positivi o negativi, sui quali non abbiamo un controllo completo.

 Come hai superato le delusioni?

 Ti rispondo leggendoti un pensiero attribuito a Pier Paolo Pasolini. “Penso che sia necessario educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati. A non divenire uno sgomitatore sociale, a non passare sul corpo degli altri per arrivare primo”.

Fallire e ricominciare due semplici parole, ma che racchiudono una filosofia di vita.

Come si raggiungono i successi?

 Penso che raramente i successi personali arrivino per caso o per fortuna. Essi sono frutto di una precisa strategia, di un’attenta pianificazione e azioni mirate.

 Hai dei mantra, delle frasi, delle metafore che ti ripeti e che ti sono utili?

 Non ho un mantra. Il mio principio cardine è “io scelgo comunque la vita “.

Guardandoti vedo un esempio di resilienza. Hai degli esempi, dei mentori a cui ti sei ispirato?

Tutti abbiamo bisogno di eroi, per trarne esempio, per ispirarci, per trarne forza e speranza. Roberta ed io traiamo ispirazione e forza da Papa Francesco. È lui il nostro eroe. È da lui che traiamo la forza di andare avanti giorno dopo giorno.

Quali consigli daresti ai giovani di oggi?

 Ai giovani mando un solo messaggio “siate curiosi!” Siate affamati di conoscere il mondo, altre culture, religioni, civiltà, usi e costumi, altri popoli ed il loro cibo. Viaggiate il più possibile con mente aperta e ad ogni ritorno sarete più ricchi.

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