Guardare un bambino per capirlo

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bambino gioca con i lego

Rapporti complicati, discussioni, estenuanti lotte di potere. Quanti genitori si lamentano di vivere queste situazioni con i propri figli?

Molti! E spesso si pongono mille domande alle quali non riescono a dare risposta, ma la vera domanda, in grado di cambiare l’approccio con i figli e ribaltare la relazione con loro, è solo una: Siamo in grado di osservare i nostri figli?

Cosa significa osservare? Significa guardarli nel profondo, in ogni aspetto e, soprattutto, osservarli nel loro contesto, nel loro mondo magico.

Per approfondire quest’ultimo passaggio, prendo in prestito alcuni concetti di Maria Montessori, personalità illuminata nella comprensione della mente dei più piccoli. La Montessori fece delle proprie idee rivoluzionarie i capisaldi di un nuovo metodo educativo: il metodo Montessori. Nato negli anni ‘20 ora è presente in tutto il mondo e questo, ancor di più, evidenzia la portata della sua modernità.

Nel suo libro “il segreto dell’infanzia” divide il lavoro dell’adulto da quello del bambino. Il primo lavora e produce all’interno di un sistema rigido di regole e di principi che egli stesso costruisce creando un nuovo mondo ‘sovrannaturale’. Qui i ritmi vengono stravolti e velocizzati, non c’è tempo per avere tempo, chi si ferma è perduto. Il bambino, invece, essere naturale per eccellenza viene calato in questa realtà risultando fuori luogo, decisamente inadeguato.

Lavoro adulto vs lavoro bambino

I bambini nel sistema del lavoro dell’adulto danno fastidio e i grandi, sia genitori che educatori, fanno di tutto per educarli a stare in tale sistema perché siano meno di intralcio, siano adeguati e rispondano ai bisogni dell’adulto.

In realtà il bambino non nasce per rispondere ai nostri bisogni. Egli stesso ha un lavoro da compiere. Un lavoro enorme e meraviglioso. Ogni bambino lavora senza sosta per creare l’uomo. L’uomo del futuro con i suoi valori e principi, con i suoi sentimenti ed emozioni. I piccoli lavorano senza pause, senza ricompense. Sono in grado di compiere trasformazioni enormi in pochi mesi. Trasformazioni impensabili per noi adulti.

Questa poca conoscenza delle diverse mansioni tra adulti e bambini, porta i primi a sentirsi superiori, in dovere di guidare la vita dei piccoli, adeguandoli con poche spiegazioni al mondo degli adulti.

Avete mai pensato a quante poche spiegazioni diamo ai nostri figli? Come possiamo pretendere che obbediscano subito e siano in linea con il nostro pensiero?

Riprendendoli di continuo: “stai fermo, non toccare, muoviti, ma non capisci? Sei tremendo”. Riempiamo i nostri figli di input, di parole, senza averli osservati, senza aver cercato di comprendere cosa vogliono, cosa fanno e perché. Senza prendere in considerazione il loro punto di vista e la loro mansione nel mondo, come direbbe Maria Montessori.

Osservare: come, dove e perché

Come uno studioso che si accinge a studiare un fenomeno naturale, prima di tutto, dobbiamo guardare ciò che avviene, in maniera il più possibile oggettiva, per imparare a conoscere la vera natura del nostro bambino. Parliamo di meno e abbassiamoci di più. Vediamo come si muove nella quotidianità, sia nella spensieratezza sia nella criticità.

Ogni evento può essere osservato da tre punti di vista:

  1. adulto
  2. bambino
  3. osservatore esterno alla dinamica

Assumere le posizioni di bambino e osservatore ci obbliga a lasciare per un attimo le nostre convinzioni dissociandoci da noi stessi, da ciò che riteniamo giusto per vestire panni differenti come un attore che deve recitare una parte lontana dalla propria natura.

Quando siamo nel ruolo del bambino è impensabile rimanere eretti a guardare il mondo, quindi, dobbiamo abbassarci, in ginocchio se è necessario, e vedere da quel punto di vista. Anche arrivare a prendere un bicchiere d’acqua può essere complicato, Come vi sentite a dover chiedere continuamente a qualcuno più alto di voi una mano? Non cerchereste la vostra autonomia, magari arrampicandovi su sedie o su mobili? Non diventereste nervosi, a causa del senso di frustrazione che provoca il dover chiedere e dipendere per qualsiasi cosa. Sicuramente sì!

Ancora di più come osservatore esterno hai la chiara sensazione di due culture che parlano lingue differenti che si incontrano senza l’aiuto di un traduttore, dando luogo a incomprensioni e errori di comunicazione

bambino piccolo in sala che gioca

Calibriamo i bambini

Per calibrazione intendo la capacità di guardare in maniera puntuale e profonda ogni atteggiamento verbale, para verbale e non verbale. Questo ci permette di entrare pian piano nel mondo del bambino, avere una conoscenza e una comprensione maggiori.

Per verbale s’intendono i termini che usa. Può essere d’aiuto quando i nostri figli sono più grandi.

Para verbale s’intende il modo in cui parla, quindi, il timbro, il tono, le pause, sono aspetti che ci indicano se c’è un allineamento tra i sentimenti che prova e ciò che esprime.

Non verbale è tutto ciò che viene espresso con il corpo, come si muove, come ci guarda, come respira, quanto lo fa e in che situazioni, se arrossisce, se sgrana gli occhi, insomma tutti quei movimenti consci o inconsci che compie.

Se nostro figlio fatica, ad esempio, a rimanere seduto è inutile chiedergli “perché fai così?” Non otterremo risposta e lui si sentirà giudicato, cominciamo quindi ad osservare quando si alza da tavola: lo fa quando è sazio? Quando non è coinvolto nel dialogo? Riflettiamo su quello che vediamo, per qualche giorno.

Questo non significa non intervenire, ma affinare i sensi per comprendere cosa si muove dentro di lui.

La stessa tecnica può essere usata quando non vuole fare i compiti, si agita? Suda? Respira più velocemente? Cambia tono? Osserviamo tutte le reazioni anche in base ai nostri comportamenti. Se è già in tensione, è inutile aggiungerne altra dicendogli che è un fannullone e, magari, minacciandolo che se non fa i compiti. Abbassiamoci al suo punto di vista, chiediamogli come si sente e accogliamo in silenzio quello che ha da dire. Potremmo rimanere stupiti dalle risposte che ci darà.

In conclusione osservare:

  • significa accogliere senza giudizio ciò che è l’altro.
  • È il primo step per entrare in sintonia con il nostro bambino.
  • Ampia le nostre consapevolezze e ci permette di affacciarci verso mondi sconosciuti.
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