A tavola si mangia e…si comunica

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donna che mangia una pizza

Ti è mai capitato di vedere del buon cibo, assaporare il suo inebriante profumo o percepirne la consistenza tanto da volerlo assaggiare?

E mentre provi tutte queste sensazioni, ti sei mai chiesto quale reale desiderio vuoi soddisfare? Quale emozione vuoi saziare?

Ti voglio portare con me in un piccolo viaggio emozionale osservando, ascoltando e toccando con mano una comunicazione comprensibile da tutto il genere umano, senza troppi equivoci. Sto parlando delle emozioni create dal cibo. Quelle semplici, gustose e armoniose che tutti amiamo.

“Meditate bene su questo punto: le ore più belle della nostra vita sono tutte collegate, con un legame più o meno tangibili, a un qualche ricordo della tavola”
(Charles Pierre Monselet)

Come comunichiamo?

Solitamente utilizziamo la comunicazione verbale, che può essere parlata, scritta o anche tramite il linguaggio dei segni.

L’essere umano ha da sempre voluto esprimere i propri pensieri, le proprie sensazioni, le proprie emozioni attraverso ogni forma di linguaggio possibile.

Oggi siamo oltre 7miliardi di persone ed esistono migliaia di linguaggi differenti.

Lo psicologo e docente universitario statunitense Albert Mehrabian, alla fine degli anni ’60, formulò il modello del “55, 38, 7” sulla base di uno studio sull’importanza dei diversi aspetti della comunicazione nel far recepire un determinato messaggio.

Secondo Mehrabian:

  • il 55% del messaggio comunicativo è dedotto dal linguaggio non verbale (gesti, mimica facciale, postura);
  • il 38% dagli aspetti paraverbali (tono, ritmo, timbro della voce);
  • il 7% dal contenuto verbale

Da queste percentuali possiamo renderci conto come sia il nostro corpo a inviare maggiori messaggi insieme a tono e parole.

Nonostante questo, i messaggi inviati vengono limitati da interferenze e da filtri che ognuno di noi porta nel proprio ascolto e nel proprio modo di pensare.

Come possiamo far arrivare il nostro messaggio senza interferenze e filtri?

Qual è la forma di comunicazione che va oltre questi limiti?
La risposta è nelle emozioni.

Cosa ci emoziona così profondamente in modo da esprimere i nostri stati emotivi in maniera trasparente?
Mangiare!

Possiamo affermare che mangiare equivale a comunicare? Sì!

Mangiare è Comunicare

“Mangiare è uno dei quattro scopi della vita… quali siano gli altri tre, nessuno lo ha mai saputo.”
(Proverbio cinese)

La comunicazione per realizzarsi deve avere come condizione preliminare la presenza di un emittente, ovvero chi invia il messaggio, e un ricevente, ovvero chi riceve un messaggio.

L’atto del mangiare, invece, è una forma di comunicazione talmente ricca che bisogna entrare molto in profondità e osservare l’argomento da molti punti di vista.

In un bisogno così importante come mangiare troviamo tutte le forme di comunicazione, quella tra noi stessi e verso gli altri.

Suddivise rispettivamente in interna ed esterna:

Interna: quando mangiamo è come se ci parlassimo. Gli ingredienti di cui ci cibiamo influenzano la nostra biochimica che produce una certa quantità di ormoni.

Questa quantità di ormoni determina i nostri stati d’animo che a loro volta generano determinate emozioni.

Natasa Janic-Kahric professoressa associata di medicina presso il Georgetown University Hospital, racconta al Washington Post come ad esempio, quando ingeriamo gli alimenti, come gli zuccheri, questi attivano le papille gustative inviando segnali al cervello.

Questi segnali attivano a loro volta i meccanismi propri della “ricompensa” causando la produzione di ormoni associati a sensazioni di benessere, come la dopamina.

Secondo alcuni studi lo zucchero si comporterebbe come una vera e propria droga, creando dipendenza.

Un altro esempio è l’amato cioccolato considerato come un potente antidepressivo naturale.
Grazie ad alcune sostanze che agiscono sul sistema nervoso, i carboidrati e gli zuccheri contenuti nel cacao facilitano la produzione di endorfine, un gruppo di oppioidi prodotti naturalmente dal cervello che stimolano le sensazioni di euforia e attenuano il dolore.

Mangiare cioccolato fa aumentare i livelli di alcuni neurotrasmettitori che inducono le sensazioni di piacere e di benessere tra cui la serotonina – il cosiddetto “ormone del buonumore“.

Esterna

Sono tutte quelle espressioni di gioia o di disgusto dovute al cibo che mangiamo. Spesso esprimendole senza nemmeno rendercene conto, ma che comunque arrivano a chi ci circonda in maniera inequivocabile.

Ti è mai capitato di veder bere un caffè particolarmente amaro, o mangiare un aspro spicchio di limone oppure assaporare delle gustosissime patatine fritte da una persona di fronte a te? Quali espressioni facciali assumeva? Erano comunicative?

L’uomo comunica attraverso il cibo utilizzandolo come codice condiviso. Esiste una fitta trama di simboli e linguaggi che fanno da ponte tra individuo e cultura.

Ad esempio: la persona più anziana o il capofamiglia sono serviti per prima con la porzione migliore, in segno di rispetto; si inizia a mangiare solo quando sono tutti a tavola e quando si finisce di mangiare si resta seduti finché tutti abbiano finito; il vino o gli alcolici sono solo per gli adulti; infine il dolce viene servito per ultimo come lieto fine.

E ancora. Il cibo comunica anche lo status di una persona. Ad esempio, molto tempo fa lo zucchero e le spezie erano per i ricchi ed il sale veniva utilizzato come metodo di pagamento.

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Cibo e convivialità

Il sapore viene utilizzato come sapere. Un sapere tramandato dalla nascita come la ricetta della nonna o l’ingrediente segreto tramandati di generazione in generazione.

Si perché, mangiare non ha solo valore nutritivo, rappresenta un atto socio culturale ben più strutturato. È un procedimento per costruire, comunicare ed eventualmente trasgredire regole sociali, gerarchie e legami: il pranzo domenicale, la festa, la mangiata tra amici dove l’eccesso e la trasgressione delle regole settimanali sono consentite.

È uno snodo centrale nella costruzione dell’identità.
Mangiare è il nucleo dell’interazione a tavola, da il benvenuto nei rapporti di ospitalità e dona identità etnica.

Mangiare insieme è il modo più creativo per rendere onore ad una soddisfazione di un bisogno trasformandola in pura arte culturale gastronomica.

Ogni popolo si distingue nella cucina e comunica la propria appartenenza etnica da ciò che mangia ancor prima di ogni altra differenza culturale. Il modo di alimentarsi deriva dall’appartenenza sociale. La cucina è strutturata come linguaggio ed obbedisce alle stesse regole strutturali e funzionali.

Come comunica il cibo con il corpo?

Scientificamente il cibo comunica con il corpo attraverso le papille gustative, disseminate ovunque sulla lingua, nella bocca e nella cavità orale.
Ogni papilla gustativa può percepire tutti i sapori:

  • dolce
  • salato
  • amaro
  • acido
  • umami

Umani, in giapponese vuol dire saporito. Il termine fu inserito nel 1908 da Kikunae Ikeda, professore dell’università di Tokyo, mentre effettuava ricerche sul responsabile del forte sapore del brodo di alghe identificandolo nel glutammato monosodico.

All’atto pratico le papille ricevono le informazioni presenti nella chimica degli alimenti che mangiamo attraverso le molecole d’acqua le quali vengono trasmesse al nostro cervello per poi essere tramutate in emozioni.

Credi che la mappa dei sapori che ci hanno insegnato sia corretta?

Nel 1901 uscì l’articolo tedesco Zur Psychophysik des Geschmackssinnes, nel quale si rilevarono piccole differenze nella percezione dei sapori nelle differenti zone della lingua.

Quando un influente psicologo di Harvard, Edwin Boring, tradusse il testo in inglese affermò che la lingua in certe zone avverte solamente quei determinati gusti, da qui deriva l’informazione distorta.

È bizzarro ritrovarsi a credere ancora a questa storia, nonostante sia estremamente semplice verificare la sua infondatezza assaggiando il sale o il limone sulla punta della lingua.

Come ci emoziona mangiare?

“Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene.”
(Virginia Woolf)

Ogni categoria di cibo contiene messaggi specifici per le nostre emozioni. Cosa mangiamo influenza il come ci emozioniamo. Siamo i responsabili dei messaggi che lasciamo entrare nel nostro corpo ed è sempre più utile diventarne consapevoli per ottenere emozioni sane.

Mangiare è un momento di gratificazione, ci riporta a quell’attimo in cui eravamo in grembo a nostra madre mentre ci nutriva, non solo del proprio latte ma del suo infinito amore.
Allo stesso modo abbiamo bisogno di orientare il nostro atteggiamento nei momenti di ristoro verso l’amor proprio preservandoci da contaminazioni esterne di tipo emozionale, quali tv, media o interferenze emotive.

È meraviglioso concedersi quel momento rigenerante sia in compagnia sia da soli, donando, condividendo, celebrando e godendo di uno dei momenti più importanti e comunicativi dal punto di vista emozionale.

In quel preciso istante siamo in un momento di accoglienza. Siamo più vulnerabili ed è importantissimo scegliere con quale stato d’animo abbiamo voglia di nutrire il nostro animo prima del nostro corpo.

Per questo ti invito a mangiare con quanto più amore hai per te e per gli altri, ogni volta che vuoi e ogni volta che puoi, perché il cibo è un meraviglioso dono e bisogna rendergli onore!

“Hai mangiato?” È la più autentica espressione d’amore”.
 ( Laura Morante)

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