Mamme, il ritorno alla normalità inizia insieme ai figli

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mamma che gioca con la bambina

Terminato il periodo di lockdown come accompagnare i bambini fuori dall’isolamento?

La fine di questo momento delicato stimola pensieri e preoccupazioni legati a come sarà vivere questa nuova normalità, segnata dall’obbligo di mascherine e attenzione alle distanze.

Ecco qualche consiglio per affrontare al meglio questo momento, permettendo ai nostri bambini di viverlo nella maniera più naturale e con un lento ritorno alla propria libertà.

Tornare alla normalità, per alcune persone, implica ri-affrontare le paure e le ansie vissute durante il periodo di isolamento forzato in casa. Sentimenti dettati dall’incertezza che hanno toccato la vita di molte persone, sia per quel che riguarda il lavoro, sia per il fatto di aver dovuto interrompere le attività di svago e relazioni sociali.

Come reagiscono i bambini

Anche i bambini hanno vissuto questo “shock” iniziale, ma, come avrete notato, hanno attuato una serie di strategie di adattamento che gli hanno permesso di riabituarsi e riadattarsi alla nuova quotidianità. Hanno creato delle nuove abitudini.

I bambini hanno una forte capacità di adattarsi e di sperimentare abitudini nuove.

I bambini sono abitudinari. La ripetitività gli permette di creare una sorta di bolla protettiva che li aiuta a crescere e ad affrontare il nuovo.

Sono metodici. A volte talmente tanto da lasciare a bocca aperta l’adulto.
Anche a voi sarà successo di fare sempre lo stesso gioco, leggere sempre lo stesso libro, ascoltare sempre la stessa canzone, raccontare sempre la stessa favola. Hanno routine per andare a letto e altre per il risveglio. Dei veri e propri rituali che seguono con un’estrema diligenza per lunghi periodi fino a non sentirne più la necessità e a passare a qualcosa di nuovo, da cui ritrovare una nuova stabilità.

Osservare e conoscere le abitudini dei nostri bambini è fondamentale per capire come e cosa genera in loro sicurezza.

I bambini amano le proprie routine perché sanno già cosa li aspetta. Conoscono i comportamenti che devono avere e non rischiano di perdere l’equilibrio emotivo trovandosi di fronte a qualcosa di inaspettato. Generalmente hanno una reazione molto più rapida rispetto agli adulti.

Lo abbiamo visto durante il lockdown. Dopo un momento di confusione iniziale, i bambini, sono stati sicuramente i più forti e capaci ad adattarsi al cambiamento.

Gli spazi che prima vivevano saltuariamente, sono diventati la base e hanno acquistato per loro un significato diverso, mettendo in atto abitudini nuove.

Ad esempio, la cameretta dove prima trascorrevano poche ore durante la giornata è diventata l’aula scolastica, lo spazio di gioco, il setting per le chat con gli amici. La cameretta si è trasformata nel loro nido. Un rifugio dove mettere dentro tutto per la sopravvivenza emotiva e non solo.

Ora si ha la possibilità di ricominciare a stare fuori, nei limiti e con regole precise.

Uscire dal lockdown

Potrebbe accadere che i vostri figli, soprattutto quelli delle scuole secondarie facciano fatica ad uscire da questo nido protettivo dove hanno vissuto emozioni molto forti e che ora è diventato la loro nuova zona confort.

In psicologia si parla di sindrome della capanna o del prigioniero ed indica la difficoltà a tornare alla quotidianità, dopo un lungo isolamento in casa dovuto ad esempio ad una malattia o ad altri fattori.

Non si tratta di è una vera e propria patologia, più che mai di un atteggiamento dovuto ad un misto di ansia ed insicurezza.

Se notiamo questa tendenza nei nostri bambini ci sono 4 azioni che possiamo fare per sostenerli e aiutarli ad uscire e a riprendere alcune attività:

1. No ai giudizi: a volte noi genitori tendiamo a valutare gli atteggiamenti dei nostri figli e a far sentire loro il peso del nostro pensiero. In generale è una modalità poco funzionale nella relazione genitoriale, soprattutto, in un momento così delicato. Quante volte per noi è stato difficile “ricominciare”? Perciò mostriamo la nostra comprensione, Diventiamo per loro degli alleati in questa ripartenza e non dei giudici.

2. Rispettiamo la gradualità, facciamoli riavvicinare piano piano all’esterno, vedere com’è cambiato l’ambiente: persone con mascherine e guanti che mantengono le distanze e che non vivono normalmente gli approcci fisici può risuonare strano, soprattutto per i bambini più piccoli.

Sicuramente adoperare il gioco o la narrazione per spiegare questa fase potrebbe essere davvero interessante. Molti insegnanti nella didattica a distanza hanno creato quasi una personificazione del virus.

Potremmo riprendere questa modalità creando una storia in cui i nostri bambini sono i protagonisti e per proseguire nel racconto devono superare prove di bravura, come tenere la distanza, avere determinati comportamenti nei negozi e lavare spesso le mani. Sentirsi protagonisti li potrà aiutare a seguire meglio le nuove regole sociali.

3.Integriamo alcune abitudini acquisite durante il periodo passato in casa con l’esterno. Ad esempio trasferiamo un gioco, una determinata lettura, un’attività che abbiamo condiviso insieme in questi mesi e portiamola in strada o in macchina.

Facciamoci accompagnare dal pupazzo preferito a fare una passeggiata, oppure il calcio al pallone, invece di darlo in giardino, diamolo nel prato vicino a casa.

Adoperiamo i loro rituali per rassicurarli e crearne di nuovi, che permettendogli loro di riprendere contatto con l’esterno.

4. Siamo d’esempio, sempre. Come fare? Con un sorriso, con una pacca sulla spalla, prendendoli per mano, facendogli sentire che non sono soli. Facendogli sentire che l’enorme sforzo fatto in questo incredibile periodo ci ha resi invincibili e forti, ma soprattutto uniti.

I bambini sanno quanto è forte l’unione con il genitore, i fratelli, il nucleo degli affetti, proprio per questo alcuni possono avere difficoltà ad affacciarsi nuovamente al mondo fuori. Rincuoriamoli. Quello che abbiamo costruito in questi mesi, le difficoltà superate ci hanno resi invincibili.

Riconosciamo ai nostri figli la forza mostrata durante l’emergenza sanitaria, la resilienza e la gestione emotiva avuta.

La sfida di affrontare insieme questa nuova fase costituirà un nuovo importante tassello per la costruzione della loro personalità e per l’incremento delle loro capacità.

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