Guardarsi negli occhi: comunicare senza parlare

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Sei timido? Sei estroverso? Sei curioso? Sei sfuggente? Sei indifferente?

Cosa significa per te guardare negli occhi?

Parlare guardandosi negli occhi significa essere persone vere, nessuno può sottrarsi da quanto viene espresso tramite gli occhi, alcuni potrebbero volutamente farsi fraintendere ma il gioco durerebbe poco.

Gli occhi esprimono fiducia, creano relazioni, evitano che nascano malintesi, e possono essere incoraggianti, di ghiaccio, autoritari.

Qualsiasi personalità tu abbia si legge nei tuoi occhi. Per alcuni reggere lo sguardo sarà una passeggiata per altri risulterà più complicato.

Personalità e sguardo

Se sei timido prova a reggere lo sguardo, ogni volta per 30 secondi in più, ce la puoi fare; scoprirai la bellezza di comunicare. La persona che ti parla può aver bisogno dei tuoi occhi, aiutala.

Se sei estroverso prova ad addolcire lo sguardo, la persona davanti a te ti parlerà con più tranquillità;

Se sei curioso prova a creare interesse e passione, indaga. Non lasciare mai lo sguardo del tuo interlocutore, sarà entusiasta nel continuare a parlarti;

Se sei sfuggente prova a fermarti e fissare gli occhi di chi ti sta parlando, provaci per 3 minuti, noterai che la conversazione può essere anche interessante;

Se sei indifferente prova ad appassionarti leggendo negli occhi della persona che ti sta parlando, sarà una bellissima esperienza e attiverai l’ascolto attivo;

La cultura occidentale considera gli occhi lo specchio dell’anima, mentre per la cultura orientale il non guardare negli occhi è segno di rispetto.

Rimaniamo in occidente. Guardare negli occhi della persona significa vederne l’anima, e chi guarda nei nostri occhi vede la nostra. È per questo che riusciamo a capire cosa sta provando la persona di fronte a noi, indipendentemente da quanto stia dicendo?

Sì, perché uno sguardo vale più di mille parole.

Esempio pratico

Eccovi un esempio: per me partecipare alla messa domenicale da adolescente, voleva dire incontrare le mie amiche e chiacchierare anche durante la celebrazione, ma bastava un colpo di tosse di mia madre che mi obbligava ad incrociare il suo sguardo minaccioso che preludeva una punizione, se non avessi smesso all’istante.

Gestendo un Ufficio del Personale, svolgo i colloqui con chi presenta la domanda di lavoro, considerando il gesto molto nobile, mi sono ripromessa di incontrare tutti gli individui che portano personalmente il C.V. e guardarli negli occhi.

Cosa mi comunicano i loro occhi?

La speranza, la rassegnazione e a volte anche la disperazione.

Cosa dicono gli esperti

Diverse ricerche di esperti come Epstein, J.D. Laird, W. James, considerano il guardare negli occhi una delle esperienze più belle della nostra esistenza.

Uno Studio dell’UCLA (University of California, Los Angeles) ha constatato che solo il 7% dell’efficacia della comunicazione ha a che fare con le parole, interessante vero? Il restante 93% è in capo al linguaggio del corpo, al para verbale, al non verbale, ma su tutti vince il visivo, considerando gli occhi lo strumento di comunicazione più potente di cui è equipaggiato l’essere umano.

I fondatori della PNL Bandler e Grinder studiando come interpretare i segnali di accesso, ossia il modo in cui i 5 sensi si interfacciano alla realtà immagazzinando l’informazione, capirono che ogni nuovo accesso avviene con un particolare movimento dei bulbi oculari.

La comunicazione nel tempo

Nella Società in cui viviamo, così frettolosa e schematizzata, siamo obbligati a pensare che tutto ciò che deve essere fatto e rincorso in un vortice senza fine, inespressivo e privo di emozioni. Troppo spesso, non possiamo permetterci nemmeno di concederci il lusso di guardare negli occhi le persone che ci stanno intorno.

La comunicazione, al giorno d’oggi, deve purtroppo o per fortuna, fare i conti con il sempre più preponderante avvento della tecnologia e dei social network; capaci sì, di mettere in comunicazione un gran numero di persone in modo istantaneo, ma allo stesso tempo, colpevoli di creare divisione tra le persone.

Sono, infatti, sempre di più gli individui che si nascondono dietro uno smartphone, o un computer, trascurando il contatto fisico e, soprattutto, quello visivo.

A questo punto può sorgere un dubbio amletico, anche quando si comunicava solo su carta non c’era la possibilità di guardarsi negli occhi, ma concedetemelo: ricevere una lettera creava una certa emozione. Toccare la carta attiva il senso del tatto, sentire la calligrafia, più o meno marcata, fa pensare all’intensità della scrittura e immaginare con quale impeto sia stato scritto il tutto, o il profumo, che a seconda del contenuto, poteva essere molto impattante attraverso il senso dell’olfatto.

In ultimo, vorrei lasciarvi una raccomandazione. Qualsiasi sia la vostra indole, sforzatevi di guardare negli occhi chi vi sta vicino, guardatela con il cuore.

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