Luca Lamperti: il bosco per ritrovare se stessi

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Luca Lamperti, durante un Emotional Survival Camp

Ha cercato il riscatto sociale facendo scelte che in pochi avrebbero avuto il coraggio di fare. Ha superato i suoi limiti, affrontato le sue paure e lottato contro i fantasmi del passato arrivando a riscoprire se stesso, la sua consapevolezza e ritrovando un equilibrio che la vita aveva messo a dura prova.

Lui è Luca Lamperti, classe 1970, di Bergamo. Oggi è un istruttore di corsi di sopravvivenza con l’obiettivo di rendere le persone più consapevoli di se stesse con la complicità del bosco.

Luca Lamperti, istruttore Emotional Survival Camp

Se gli chiedi chi è Luca, lui risponde: “Luca è un padre di una meravigliosa ragazza. È una persona normalissima che sta vivendo la sua vita. Fermo nelle sue idee, fedele ai valori e, soprattutto, allegro”.

Rispetto, amore e coesione sono, infatti, i valori che hanno da sempre guidato la sua esistenza e ai quali non rinuncerebbe mai. “Essere fedele ai miei valori mi ha permesso di avere maggiore consapevolezza di chi sono e di affrontare le sfide della vita con un atteggiamento positivo. So che le difficoltà che si presentano non sono così incolmabili. Tutto si supera.” Valori che sta cercando di trasmettere, anche, a sua figlia.

Sto cercando di insegnarle il rispetto, l’amore per se stessa, la coesione, l’aiutare le persone, ma non ad assecondarle trascurando la propria vita per essere crocerossina del mondo.” Non solo valori, ma anche presenza e libertà di scelta. “Lei sa che ci sono. Sono lì, sempre dietro di lei tutte le volte che vorrà. Basta che si volti, io sono lì. Non gli dirò mai cos’è la cosa giusta o sbagliata, ma l’accompagnerò nella sua scelta anche se non la condivido perché voglio che impari sbagliando come si fa e come è giusto che si faccia”.

La vita e le sue sfide

La sua vita non è stata semplice, diverse le prove che ha dovuto superare. Tre le sfide più grandi: l’assenza della mamma, la guerra in Bosnia e il coraggio di chiedere aiuto. “È stata una delle più grandi difficoltà crescere in una famiglia di 3 fratelli con un padre che doveva lavorare e l’assenza, a causa di problemi di salute, di una madre. Una mancanza che ho superato con gli anni, tanti anni. Questa è stata la mia prima grande difficoltà. Poi vivere la guerra. Quando torni a casa pensi di esserti lasciato alle spalle il Paese e i suoi drammi. Invece ti rendi conto che quei drammi te li porti dietro per tutta la vita. Un’altra mia grande difficoltà è stata quella di dover chiedere aiuto”.

Luca Lamperti in montagna

Dalla Bosnia alla Legione straniera

Fin da piccolo aveva il desiderio di essere un soldato e dopo il servizio militare di leva ha scelto di seguire un amico in Bosnia. Un’esperienza che lo ha segnato profondamente. Al suo rientro, ritornare alla vita normale non era un’opzione valida. Si sentiva un disadattato, non era centrato.

Così a 24 anni scelse di entrare nella Legione straniera, l’unico Corpo militare che gli avrebbe permesso di andare oltre i suoi limiti e di sfidarsi. Sentiva, infatti, il bisogno di prove dure, regole ferree, disciplina e di scendere negli abissi più profondi della sua anima, segnata da squilibri, per risalire e ritrovare se stesso. “Avevo bisogno di trovare qualcuno che mi trattasse male, mi facesse buttare nel fantomatico pozzo per vedere se poi riuscivo a risalire”.

E così è stato. Nel “pozzo” ci è finito e da lì è risalito perché chi si ferma è perduto. Emerge un Luca diverso, gli anni nella legione lo “aiutano” a liberare la personalità proprietaria del suo istinto, intuito, fiducia, umiltà, capacità di sopravvivenza, spirito di iniziativa e coesione.

Dopo 3 anni nella Legione straniera, rientra a casa per motivi familiari, ma il ritorno alla normalità è stato un lungo viaggio tra rifiuto del dolore e bisogno di aiuto. I fantasmi della guerra, le forti esperienze vissute erano i suoi compagni di viaggio, ma i sentimenti profondi vanno lasciati fluttuare per evitare di venirne risucchiati “Per tanti anni te la racconti, poi ti rendi conto che non riesci a gestirla. Fai fatica a padroneggiare questa cosa. Quindi sei obbligato ad affrontarla. Le soluzioni erano due: farla finita o riprendere in mano la vita. Ho scelto la seconda.”

Luca ha, infatti, avuto il coraggio di chiedere aiuto e oggi è un uomo più consapevole di chi è e di cosa vuole. “Sono una persona che ha fame di crescere, di capire. E poi sono veramente fermo sui miei valori: amore per me stesso in primis, poi essere umile, disponibile ed essere sincero. Sono valori importanti per me. Anche perché quando ti trovi a dover combattere tra la vita e la morte ti devi fidare e affidare a chi hai vicino e quando le persone muoiono per far sì che oggi tu sia qui a parlare capisci che la dedizione è altissima”.

Luca Lamperti nel bosco mentre si arrampica

I campi di sopravvivenza

Il passaggio dalla legione straniera ai campi di sopravvivenza non è stato automatico. È avvenuto solo sette anni fa: “È stato un cammino durato quasi 20 anni in cui c’è stato un matrimonio, durato 7 anni, una figlia e una separazione. Penso che il passaggio sia avvenuto per percezioni. Non volevo buttare via tutto quello che mi avevano insegnato o per cui mi avevano addestrato. Avevo due possibilità o continuavo a piangermi addosso e fare il reduce oppure cercare di fare di quell’esperienza qualcosa di positivo da trasmettere alle persone”.

Così ha preso tutte le sue conoscenze ed esperienze militari e le ha adattate in modo che tutti potessero apprenderle, tanto da permettere alle persone di vivere un percorso di crescita personale nel bosco.“Portare una persona nel bosco e lasciarla lì senza niente, solo con un sacco a pelo ed i vestiti con cui è arrivata svuotando il proprio zaino dal superfluo. In questo modo è come se gli si togliesse le proprie certezze e sicurezze. L’obiettivo è di fargli capire che prima toglie le maschere e i ruoli costruiti nella vita, prima mostra se stesso e prima può lavorare su una nuova consapevolezza. Quindi ho scelto di fare i corsi esperienziali perché la natura, l’essere un po’ selvaggio era quello che più mi si addiceva. Poi facendo il corso per istruttore nazionale mi sentivo a casa. Era la mia strada.”

Organizzare campi di sopravvivenza, per lui, non è un lavoro, ma uno stile di vita. E tende a precisare che: “preferirei chiamarlo corso esperienziale perché sono le persone che quando sono al campo danno loro stesse la risposta alla parola sopravvivenza. Si rispondono in ogni momento perché capiscono che se vogliono vivere, quindi non solo sopravvivere, devono dare il giusto valore a tutto ciò che fanno nella quotidianità.”

Luca Lamperti mentre insegna ad arrampicarsi sugli alberi durante il campo di sopravvivenza

Ma i campi con gli adulti sono stati una conseguenza perché Luca ha iniziato a lavorare con i bambini. “Lavorare coi bambini vuol dire lavorare veramente. L’adulto si è già formato negli anni, quindi ha degli scudi, sa come nascondere ed evitare le paure. Quindi va un po’ smascherato per lavorarci sopra. Il bambino, al contrario è una spugna meravigliosa. Non ha pregiudizi. A 3 anni non ha paure. Queste vengono imposta dai genitori. Lavorare con loro significa alimentare una spugna asciutta con delle gocce che possono essere semplice acqua o di aromi. Imparano il rispetto per la natura, per se stessi e per gli altri. I bambini sono meravigliosi, con loro non puoi giocare ad essere falso devi essere puro.”

Il bosco, uno stile di vita

Per lui la vita nei boschi è incredibile perché quello che serve è lì intorno a te. Non hai bisogno di nulla. Se accetti la Natura, non la combatti il bosco ti aiuta, ma non devi mai abbassare la guardia. Bisogna saper guardare, conoscere e soprattutto lasciarsi alle spalle paure, fobie, inibizioni, ruoli e condizionamenti. Saper stare a contatto con la Natura permette di trovare il proprio l’equilibrio e di chiamare il bosco “casa”.

Luca Lampert mentre accende il fuoco nel bosco
E per Luca, il bosco è molto più di una casa. È la proiezione di se stesso:” Osservando il bosco è come se osservassi me stesso. Quando mi muovo nella Natura è come se stessi guardando dentro di me. È come se amplificassi i miei ricordi. Poi mi viene naturale muovermi nel bosco. Osservo tantissimo ogni parte. Guardare oltre l’apparenza, controllare lo stato dei rami sono cose che ho fatto e ho imparato. Le porto avanti con una serenità e questo mi fa star bene”.

Nel bosco è completamente a suo agio tanto che ne ha fatto il suo stile di vita: “Sento il bisogno di entrare nel bosco per toccare gli alberi, toccare il legno, la terra, di sporcarmi e bere la sua acqua. Mi fa stare benissimo. Mi dà una grandissima energia e serenità. Sono in completa connessione”.

Gli altri, il bosco, l’insegnamento ed il cambiamento

Da alcuni anni Luca accompagna gruppi eterogenei di persone in una avventura nei boschi per fargli riscoprire se stessi, aiutarli a liberarsi dalle proprie paure, dagli schemi e dai condizionamenti sociali per acquisire quella consapevolezza che rende migliori. Lo fa insegnando a vivere il bosco in tutte le sue sfaccettature, a sentirlo, rispettarlo ed ascoltarlo.

Sono un semplice mezzo. Solitamente chi fa il grosso è la natura e, soprattutto, le persone. Non sono io. Dal loro arrivo a quando vanno via, in ogni persona, noto sempre il cambiamento. Lo noto dalla postura, dal modo di atteggiarsi, dal modo di essere e di parlare”.

Ogni campo è una crescita sia per le persone che lo vivono e sperimentano sia per lo stesso Luca: “Per me è una crescita continua perché mi dà l’opportunità di vedere la mia vita dal punto di vista di ognuno di loro. Ogni persona è un mondo e posso solo che imparare”.

Luca Lamperti durante il Survival Camp

I momenti vissuti nel bosco sono unici perché mettono Luca di fronte al suo passato con avvenimenti improvvisi.
E oggi quando accade li rivive con molta serenità. “Sono momenti preziosi perché non ho più paura di guardare in faccia alle cose che mi hanno fatto soffrire.”

Rivive il passato con una consapevolezza diversa come quando durante un campo un uomo ha avuto un infarto e in quell’istante la sua mente è tornata in Africa: “L’abbiamo salvato per un soffio. Quando è rientrato dopo due giorni mi ha detto che mentre lo guardavo avevo cambiato completamente espressione, avevo degli occhi strani. Non volevo dirgli che in realtà non stavo guardando il suo volto, ma vedevo il viso del mio compagno morto nel Ciad. Mentre atterrava l’elicottero sul prato mi era scesa una lacrima. L’ho accarezzato delicatamente con il pollice come avevo fatto con il mio compagno.

È la seconda volta che mi succede e l’ho vissuta con la massima tranquillità. Al suo rientro mi ha detto che non ha mai percepito per un secondo che avessi paura e che avevo un’amorevolezza nel far le cose che l’ha disarmato, ma si sentiva al sicuro. Questo è stato uno dei grandi tesori che ho fatto di me stesso su una situazione che non era comunque piacevole.”

Errori, amore, paura

Per Luca non esistono errori, ma solo insegnamenti “Tutti quelli che pensavo fossero errori il più delle volte sono stati risolutivi e sono stati una grande lezione. Non ho rammarichi. Tutte le scelte che mi hanno portato a scontrarmi con me stesso e con le persone che mi stavano vicino, in realtà mi hanno aiutato a capire tantissime cose per crescere”.

Cos’è l’amore? “L’amore è una parola troppo piccola per descrivere quello che è il vero significato di amare per come lo intendo e per come lo vivo.

L’amore è tante cose. È saper dar valore alla propria vita, saper condividere i sentimenti, saper percepire e capire quando provi un’emozione forte”.

Cos’è la paura?La paura è tutto. È una grandissima porta. È un grandissimo dono che le persone hanno per poter decidere, scegliere e, soprattutto, per incontrarsi e mettersi in gioco. È meravigliosa”.

Luca Lamperti durante un'arrampicata durante un Survival Camp

La sua paura più grande è la consapevolezza che viviamo in un mondo corrotto.”È una paura perché è distruttiva, non insegna i valori, ma li disintegra. Non insegna ad amare, ma a non amare. Va contro tutto quello che è il mio modo di vivere, i miei valori, il mio stile di vita. Nonostante tutto la vivo con serenità. Quando la percepisco, ho imparato ad andare oltre. A dire ok, non è un problema perché sto facendo qualcosa di piccolissimo per poter cambiare il mondo. Se non mollo è più facile che vinco io più che la paura”.

Sogni e obiettivi

Oggi Luca è un uomo realizzato, con molti sogni avverati ed altri ancora da realizzare. Si è creato una vita su misura conciliando tutte le sue passioni: la natura, la scrittura e lo sport che adora. Tra i suoi obiettivi c’è quello di proseguire il percorso che ha iniziato per lasciare un segno e cambiare il mondo delle persone. “Vorrei veramente che le persone scegliessero di fare questi percorsi per se stessi. Mi piacerebbe che grazie a quest’esperienza riscoprissero i veri valori, imparassero a superare i propri limiti e le proprie paure rendendosi conto di quanta forza abbiano. Non parlo di forza fisica ma mentale, di volontà. Vorrei tornassero a casa con una nuova consapevolezza. Se poi vogliono fare un pezzo di strada della loro vita sul mio treno le porte sono aperte, però ci devono salire”.

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