Mantenere le giuste distanze dagli altri

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ragazza distante pensierosa

Ti capita di sentirti a disagio, in ansia o addirittura “minacciato” quando una persona ti si avvicina troppo?

Quando sali su un autobus o su un treno cerchi una postazione specifica (e magari occupi anche il posto libero a fianco a te con il tuo zaino o la tua borsa)?

Mantenere una certa “distanza” dagli altri e cercare una precisa posizione nella zona in cui ci troviamo è il nostro modo per sentirci al sicuro nel contesto in cui siamo e con le persone con cui entriamo in contatto.

Lo spazio “personale”

Attorno ad ognuno di noi esiste una sorta di “bolla invisibile” che ci circonda, di forma più o meno ovale, che definisce il nostro spazio personale.

È una distanza che ci separa e ci protegge dalle altre persone.
È uno spazio “mentale” che ci aspettiamo sia rispettato.

Quando è oltrepassato da un interlocutore provoca risposte emotive (per lo più inconsce) che influiscono sul nostro comportamento. Siamo, infatti, tranquilli, felici e ben disposti quando la persona che ci interessa si avvicina a noi. Ci possiamo sentire, invece, imbarazzati, infastiditi, preoccupati o in ansia, quando è qualcuno di poco conosciuto che si sta avvicinando “invadendo” il nostro territorio.

Gli spazi “prossemici”

Avvicinarsi o allontanarsi dalle persone rappresenta dunque un preciso canale comunicativo non verbale che incide sul tipo di relazione che abbiamo o vogliamo avere con l’interlocutore.

Il modo in cui l’uomo struttura inconsciamente i microspazi e le distanze che mette tra sé e gli altri è stato definito, negli anni sessanta, come prossemica. Il suo ideatore, l’antropologo americano Edward T. Hall, ha definito quattro diversi spazi di interazione:

1. Spazio intimo: da immediatamente accanto a noi fino a circa 45 cm;
* o è lo spazio in cui si gestiscono i rapporti con le persone a noi più care (ad esempio i figli, il /la partner)
* o all’interno di questa zona gli sguardi sono diretti, il tono della voce basso
* o permette di toccarsi, percepire l’odore, il calore, il respiro e le emozioni dell’altra persona.

2. Spazio personale: da 45 cm sino a circa 120 cm di distanza;
* o è la distanza della stretta di mano; indica fiducia, amicizia, confidenza
* o all’interno di essa ci si può toccare ma non è facile percepire l’odore
* o la maggior parte delle interazioni amicali avvengono all’interno di questa area.

3. Spazio sociale: da 120 fino a circa 3,5 m (la più frequentata);
* o è la distanza che regola le relazioni meno personali, di tipo formale, in cui il contatto fisico è per lo più escluso, tipica del mondo del lavoro
* o è per i colleghi, i conoscenti, i fornitori e i clienti; è la distanza degli impiegati negli uffici. All’interno di esso si gestiscono anche le trattative importanti
* o udito e vista sono i sensi maggiormente coinvolti in quest’area.

4. Spazio pubblico: oltre i 3,5 m di distanza;
* o è la distanza adottata nelle conversazioni in pubblico (come ad esempio negli spettacoli o nei comizi) in cui c’è scarsa o nessuna interazione con le singole persone.

Queste 4 aree non sono universali. Esistono diversi elementi che incidono e influenzano la percezione delle suddette distanze, alcuni legati alla specifica persona, altri più sociali.

Essi sono:

  • lo stato d’animo momentaneo: quando siamo arrabbiati abbiamo meno tolleranza nella violazione del nostro spazio
  • il temperamento: una persona introversa rimane più facilmente immobile, in disparte o distante dall’altro rispetto ad una estroversa
  • la storia personale: persone che hanno subito una qualsiasi forma di violenza, mostrano maggiore sensibilità all’avvicinamento di chiunque
  • lo status di una persona: più elevata è la posizione sociale o lavorativa maggiore sarà la distanza prossemica
  • il sesso: le donne tollerano maggiormente l’avvicinamento frontale rispetto a quello laterale (per gli uomini è il contrario)
  • il contesto: l’ambiente in cui avvengono gli incontri con gli altri influenza notevolmente la percezione delle distanze, come per esempio quando ci troviamo in un luogo che reputiamo non sicuro, magari anche buio
  • la cultura: le dimensioni delle aree sono maggiori nei paesi come ad esempio l’Inghilterra (gli inglesi mantengono una distanza media di due metri con l’interlocutore), la Germania; mentre sono minori nei paesi arabi (spesso durante una conversazione ci possono essere dei contatti) o in Giappone (qui il contatto è obbligatorio).

Conclusione

Avvicinarsi o allontanarsi dalle persone è un preciso “linguaggio” comunicativo; parla di noi, induce risposte emotive e incide sulla relazione che abbiamo o vogliamo con l’interlocutore.
È, quindi, importante il modo in cui ci muoviamo nello spazio e il rispetto di una “giusta distanza” con la persona con cui ci stiamo relazionando affinché la nostra comunicazione sia efficace e la relazione sia quella che vogliamo.

 

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