Meris Giacobbi, “vivere MasterCap è stato come aprire una matrioska”

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Meris Giacobbi Health Coach MasterCap

“Complimenti Meris, sei un Health Coach”.

Con queste parole, una stretta di mano e un caloroso abbraccio, il Senior Coach Antonio Pipio, alla fine dell’esame, aveva salutato e formalizzato la nuova posizione dell’oramai ex “Alunna Mastercap 1”, Meris Giacobbi.

L’emozione di quel momento era visibile e palpabile nelle voci e nei gesti di entrambi.
Uscita dall’aula, gioia e leggerezza avevano preso il sopravvento e, per un attimo, le era sembrato che lo scorrere del tempo si fosse come rallentato.

In quelle due parole, “Health Coach”, era racchiuso tutto l’impegno, la passione, lo studio e l’amore che, nel tempo, si erano concretizzati nei tanti traguardi raggiunti.

Come sono stati questi due anni di MasterCap?

Negli ultimi due anni ho fatto un grande lavoro di introspezione. Indossare l’uniforme del MasterCap ha significato innanzitutto fermarsi. Fermarsi per fare una fotografia di come e di quanto avevo, fino ad allora, vissuto nei diversi ambiti della mia vita.

L’immagine che avevo visto mi aveva motivata ancor di più nella mia scelta di essere un Health Coach. Voler essere un Coach per me significa aver fatto una scelta di un preciso stile di vita, collegato al benessere, in primis verso me stessa.

E così è stato. Nei workshop frequentati, le lezioni teoriche e le esperienze pratiche mi hanno permesso di acquisire consapevolezze, conoscenze e strumenti che mi hanno aiutata, giorno dopo giorno, a scoprire, ascoltare, percepire e osservare me stessa e gli altri in maniera più funzionale ed efficace.

Qual è stato il tuo primo obiettivo una volta entrata a far parte di MasterCap?

È stato essere leader di me stessa, un obiettivo che ho coltivato ogni giorno. Uno sguardo nuovo verso il mio stile alimentare e un allenamento fisico costante, sono state le prime tappe e azioni concrete messe in campo.

Io, che avevo fatto sport solo fino alle scuole superiori, chilometro dopo chilometro avevo imparato ad ascoltare i miei muscoli, il mio respiro, il battito del mio cuore. Avevo trovato il mio ritmo e, all’età di 51 anni, mi sono allenata per correre una maratona. Durante la gara avevo corso i suoi primi 18 km senza mai fermarmi. Poi, al km 33, un forte dolore al ginocchio mi aveva impedito di proseguire correndo. Fondamentale per superare questo momento di difficoltà è stata la promessa fatta a mio figlio, prima dello start, di arrivare al traguardo in 5 h e 25’. Questo pensiero mi aveva dato una forte motivazione e determinazione tanto da camminare veloce e tagliando il traguardo in 5 h 26’ 34’’.

A fare la differenza, oltre all’integrazione dell’allenamento fisico, è stata mantenere l’attenzione e un pensiero costruito con informazioni e parole positive.

Un percorso e prove importanti che ti hanno permesso di essere più consapevole dell’importanza delle parole?

Sì. Capire e sentire il peso delle parole, nel tempo mi hanno anche permesso di volgere uno sguardo più amorevole verso il mio passato e di trasformare alcuni, di quelli che considerato sbagli, errori, in risultati “non voluti” e preziose linee guida per il presente, soprattutto, nella relazione con le altre persone. Ho lasciato andare per vivere. Ho perdonato per permettere a me stessa di cambiare.

Nel mio passato, lo sguardo degli altri era sempre stato importante, spesso prioritario. Il lavoro su di me, inevitabilmente ha impattato anche nel mio modo di essere e stare con gli altri. Ora che sento di aver rimesso a posto dentro di me le cose, con il mio contributo, voglio e posso fare la differenza per gli altri.

Cosa ha significato per far essere parte dello staff negli eventi?

Partecipare come Staff sia agli eventi collegati a “Strategie per Essere Vincenti” che ai nuovi Alunni del MasterCap mi hanno fatto sentire nel pratico cosa significa scegliere di essere di aiuto agli altri. Ho vissuto momenti magici di incontro e scambio con numerose persone, momenti carichi di emozione e nuove energie. Mi sono sentita parte di una grande famiglia.

Per questo motivo ho anche voluto collaborare attivamente alla rivista on line legata all’Health Coaching, scrivendo articoli in cui approfondiva temi collegati al benessere.

E da queste esperienze è nato il tuo primo libro “Team Vincenti

Sì. Al lavoro con gli altri ho dedicato la scrittura del mio primo libro. Scrivere questo testo (dal titolo “Team Vincenti” Strategie per allineare i professionisti) è stata, sicuramente, l’esperienza più impegnativa di tutto il percorso. Ha significato tante ore di ricerca e studio per mettere nero su bianco quello che volevo trasmettere. Ora il mio manuale fa parte della Collana di libri dell’HCA.

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Quale altra esperienza è stata importante per te?

Il bosco. Vivere per 5 giorni in un bosco è stato come mettere la ciliegina sulla torta. L’armonia che ho sentito e provato con il bosco mi ha permesso di sperimentare e concretizzare l’amore, il rispetto per la natura e per me stessa in un ambiente, apparentemente, “scomodo e ostile”. Mi sono presa cura di me costruendo il mio bivacco e imparando ad accendere e ad accudire il mio fuoco. Amore, pazienza e cura, sono stati gli ingredienti principali. Nel bosco ho sperimentato come cambia la percezione di ciò di cui si ha bisogno, serve o è importante per affrontare ogni nuovo giorno. Nel bosco ho superato forti esperienze fisiche sia da sola che in condivisione con il gruppo.

In questo viaggio di crescita, i Coaches, i nuovi compagni e la mia famiglia, sono stati i miei principali ed importanti alleati. Eravamo sempre motivati, sostenuti, incoraggiati e alimentati a vicenda. Attraverso la condivisione e la fiducia reciproca, da ognuno ho attinto qualcosa.

Sono grata di tutto ciò. Sono felice, soddisfatta e provo grande orgoglio.

Cosa hanno significato per te queste esperienze?

Vivere tutte queste esperienze è stato come aprire una matrioska. Ad ogni apertura ho scoperto una nuova parte di me e, ogni nuova bambola ha portato luce, nuova luce su di me, sulle mie capacità e ho smontato convinzioni che fino a quel momento mi ha limitata o bloccata.

Ora sento veramente me stessa come la mia casa, quel luogo intimo, accogliente, in cui voler stare. Un rifugio. “Luce” e “pace” sono le due finestre principali. “Amore”, la porta di ingresso e di uscita verso me stessa e verso gli altri.

È così che vedo me stessa ora. Ed è così che penso a me stessa nel futuro. Questo è anche l’augurio che faccio a me stessa come Health Coaches per gli altri.

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