Mobilità Articolare e stretching differenze e benefici

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mobilità articolare

Spesso nelle palestre si sente parlare di Mobilità Articolare.

Questo nuovo termine si sta diffondendo sempre più per via dei concetti innovativi che porta con sè in relazione al movimento del corpo umano.

Ma cosa significa concretamente il termine Mobilità Articolare?

E come si differenzia dallo Stretching?

Cercando nel Web, la mobilità articolare, risulta essere la capacità di un’articolazione, o di un insieme di esse, di muoversi liberamente per tutto il proprio range di mobilità.

Rappresenta la capacità che un soggetto ha di muovere una o più articolazioni con la massima escursione articolare possibile senza alcun limite e senza provare alcun dolore. Mentre lo stretching è una ginnastica specifica che consiste in esercizi di stiramento e rilassamento muscolare.

Senza entrare nel dettaglio, si potrebbe tranquillamente affermare che la mobilità articolare è ad appannaggio delle sole articolazioni, mentre lo stretching chiama in causa i soli muscoli.

Quanto detto, però, non rispecchia ciò che è in verità, ovvero il fatto che, anche e soprattutto, nella pratica della mobilità articolare si effettuano dei movimenti muscolari.

Per intenderci. Il sistema muscolare altri non è che il vero responsabile di ogni nostro gesto. I muscoli sono gli effettori del movimento, ed è quindi facilmente intuibile che anche eseguire la mobilità articolare rientri nella pratica di questi gesti.

La domanda sorge, quindi, spontanea: se fosse vero che praticare entrambe non faccia altro che chiamare in causa i muscoli del nostro corpo, qual è la differenza tra le due discipline?

Stretching

Come si evince dalla mera traduzione letterale, lo stretching più che allungare i muscoli, attua un vero e proprio processo di stiramento, ovvero di allungamento forzato. Questo non fa altro che stressare le fibre muscolari forzandole ad assumere una posizione del tutto innaturale.

Il concetto che sta alla base della pratica dello stretching è quello di attuare l’allungamento del muscolo in maniera settoriale isolando le articolazioni e le loro porzioni dal resto del corpo.

Questo processo di isolamento porta sì ad allungare le fibre di un muscolo in un determinato settore corporeo, ma se nel farlo si induce a forzare questa porzione oltre il limite consentito dal proprio range articolare, distendendo o piegando oltre misura l’articolazione coinvolta, non si farà altro che danneggiare pericolosamente i muscoli, i tendini e i legamenti correlati a tale porzione.

Altra tecnica legata a tale disciplina tanto utilizzata quanto dannosa è quella dello stretching balistico.

Questa tipologia di stretching consiste nel fare oscillare ripetutamente e in maniera incontrollata gli arti o il busto nel tentativo di forzare l’allungamento muscolare oltre il suo normale raggio di movimento.

Questo movimento oscillatorio, però, è del tutto controproducente, in quanto attiva in maniera molto forte il riflesso mio-tatico (riflesso involontario che ad uno stimolo di rapido allungamento muscolare risponde con una contrazione uguale e contraria), che nei casi più accentuati può portare a stirare oltremodo il muscolo, se non addirittura a strapparlo.

Il corpo umano quando si muove lo fa in maniera del tutto armonica e sinergica.

Avete mai provato durante una passeggiata, a camminare tenendo entrambe le braccia immobili?

Camminare senza sfruttare l’azione di contro bilanciamento e di slancio continuo che l’area delle spalle attua per farci procedere in linea retta risulterebbe molto difficile, se non del tutto impossibile. Questo succede perché anche durante l’esecuzione di un gesto apparentemente semplice, come quello della camminata, gli arti superiori e quelli inferiori (a livello del bacino e delle anche) sono in continua connessione tra di loro, coordinati a loro volta da quello che è l’asse portante del corpo, ovvero la colonna vertebrale.

Non è un caso che le spalle, la colonna vertebrale e il bacino rappresentino le 3 aree del corpo prevalenti, attraverso l’unione delle quali il nostro organismo si muove nella più totale globalità.

Mobilità articolare

Praticare la mobilità articolare consiste prorpio nell’eseguire gesti attraverso i quali il corpo si muove in maniera del tutto armonica e globale utilizzando tutte e 3 le aree corporee principali creando quella sinergia indispensabile della quale nessun organismo può farne a meno.

I gesti che un’attenta sessione di mobilità articolare porta con sè (a patto che vengano eseguiti nel rispetto degli assetti posturali e delle curve fisiologiche della spina dorsale) altri non sono che tutti quei movimenti che riprendono gli schemi motori di base per i quali il nostro corpo è stato creato da Madre Natura.

Per far si che questo avvenga, si avvale dell’utilizzo delle catene mio-fasciali. Le catene mio-fasciali sono delle organizzazioni di più muscoli posti in sequenza, in catena appunto, uniti tra loro in maniera stretta dal tessuto fasciale che li circonda e che si fonde tra essi.

Ed è proprio questo tessuto connettivo che evidenzia in maniera anatomica l’esistenza dei rapporti funzionali tra i vari distretti principali del corpo, rapporti che la pratica dello stretching può interrompere, o nella peggiore delle ipotesi, evitare che si creino del tutto.

Attuare dei movimenti in catena mio-fasciale significa attivare in serie tutti i muscoli che fanno parte di quella determinata sequenza, per tutta la sua lunghezza, da un capo all’altro. Queste sequenze di muscoli all’interno del corpo umano sono in totale 12, “partono” tutte dalla testa (più precisamente dai bulbi oculari) e arrivano a mani e piedi per poi “ritornare” indietro lungo il medesimo percorso.

Quanto detto ci pone di fronte al fatto che tutte le strutture anatomiche che collaborano con le articolazioni quali tendini, legamenti, menischi, guaine ed altri tessuti delle capsule articolari non possono essere trascurate avendo il compito di stabilizzare le articolazioni stesse durante ogni tipo di movimento.

Questo ci aiuta a comprendere meglio la duplice funzione delle articolazioni, ovvero quella della mobilità (all’interno dei range di movimento in cui sono coinvolte) e della stabilità (nella loro sede fisiologica sia in statica sia in dinamica). Per ultimo, ma non meno importante, ritroviamo la terza funzione: la coordinazione, questa viene spesso ignorata quando ci si dedica a degli esercizi di mobilità articolare. La coordinazione è quella capacità di rendere stabili alcune articolazioni mentre se ne mobilizzano delle altre durante l’esecuzione di un esercizio più o meno complesso.

Risulta di fondamentale importanza specificare nuovamente che, quanto appena detto, è realizzabile solo e soltanto se ogni movimento sia effettuato nel rispetto degli assetti posturali del proprio corpo, portandolo ad avere un controllo pressoché perfetto, se non quasi maniacale, della propria postura durante la pratica di questa disciplina.

Conclusioni

Possiamo affermare, dunque, che per quanto entrambe queste due discipline possano sembrare simili, una volta esaminate e praticate a dovere, ci si accorge fin dal principio delle enormi differenze che presentano tra loro.

Il nostro corpo ha la necessità di muoversi, continuamente. E per far si che questo bisogno venga soddisfatto il più a lungo possibile è bene conoscere cosa fare e soprattutto come farlo, evitando così il rischio di incorrere in gravi infortuni.

Praticare costantemente esercizi di mobilità articolare allontanerà sempre più questa minaccia, permettendoci finalmente di tornare a godere appieno del nostro corpo senza avere più il timore di eseguire anche quei semplici gesti quotidiani che sembravano ormai impraticabili.

Mobilità Articolare, provare per credere!

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