Rumore e silenzio, croce e delizia per le orecchie e anche per il cervello

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L’eccessivo rumore è inutile e soffoca la nostra intimità, ci impedisce di lavorare sereni, di pensare e vivere tranquilli. Il rumore è dannoso per la nostra salute: riscopriamo la pace dell’udito e contribuiamo a diffondere il valore del silenzio.

Se è vero che la maggior parte delle persone cerca rifugio dal rumore, è altrettanto vero che il rapporto con il silenzio è molto più temuto e rifuggito perché mette in contatto profondo con sé stessi.

Il silenzio ha questa doppia faccia che genera conflitti interiori non da poco.

Da una parte lo si ricerca, dall’altra lo si allontana per evitare il proprio dialogo interiore che produce un “rumore silenzioso” e, quindi, il confronto con la propria coscienza.

Il silenzio e la meditazione sono validi strumenti per “ricaricare le pile”. Alcuni recenti studi effettuati presso il Laboratorio di Neuroimmagini del dipartimento di fisiologia e farmacologia dell’Università La Sapienza di Roma, hanno dimostrato che questi due potenti strumenti possono produrre cambiamenti nell’architettura cerebrale, soprattutto se praticati con costanza.

Tra i cambiamenti emersi, si mettono in risalto il potenziamento dell’attenzione, il miglioramento della memoria sul lavoro e della creatività, una migliore gestione delle emozioni, un incremento del comportamento e delle relazioni sociali, una riduzione di ansia e depressione, una migliore risposta del sistema immunitario e, in generale, un miglioramento del benessere a trecentosessanta gradi.

Se rileggiamo bene l’elenco, si scopre che è possibile far fronte con rimedi naturali a problemi molto diffusi nella società di oggi. Che ci sia, forse, l’eccesso di rumori alla base di molti disturbi fisiologici e del comportamento?

Vista e udito: quale di questi due sensi procura maggiore stress?

La vista è da molti ritenuta il senso che distrae maggiormente le persone dato che, finché siamo svegli, abbiamo gli occhi aperti e il flusso in entrata di immagini che bombardano di continuo la nostra mente non da tregua all’incessante lavoro di comparazione tra immagini nuove in entrata e quelle già presenti nella memoria.

Anche l’udito rappresenta un canale di continuo ingresso di dati. Difficilmente si riescono a trovare luoghi completamente scevri da rumori più o meno molesti e di sottofondo. Addirittura, mentre si dorme, il sonno potrebbe essere disturbato da rumori di sottofondo che ormai bypassano la nostra attenzione e che di fatto mantengono un livello di stress di base più alto del normale.

È vero anche che per alcuni il rumore di sottofondo rappresenta una sorta di alleato per concentrarsi meglio nelle attività che stanno svolgendo. Sono stati, perfino, inventati luoghi (coworking) e applicazioni (coffittivity) per persone che ricercano questo status, ma di fatto è innegabile che non appena ci si trova, anche per pochissimi istanti, isolati da ogni fonte di rumore, si tira un “sospiro di sollievo”.

In qualità di professionista del benessere, riscontro quotidianamente nei miei clienti una profonda necessità di poter staccare da voci, rumori di macchinari, rumori prodotti da computer, alert dei vari dispositivi, rumori del traffico metropolitano e tanto altro, capaci di mantenere un livello di stress nervoso di base molto elevato e, di riflesso, produrre dolori muscolo articolari o esasperare quelli già esistenti.

Il sistema nervoso va spesso in tilt per mancanza di stacco, dato che il silenzio aiuta a fare una sorta di “reset” funzionale a ricaricare le pile. Le ore di sonno quasi non bastano più a questo scopo, anche per il fatto che è spesso diffuso l’uso di social, la visione di programmi TV, serate in compagnia in luoghi rumorosi poco prima di coricarsi.

Se non si ha un buon equilibrio interiore, questi sono tutti stimoli che eccitano oltre modo il sistema neuroendocrino a produrre cortisolo, facendo ritardare la produzione di melatonina, valido alleato per un sonno rigenerante.

Esistono anche i casi di chi ha messo su famiglia e che i “rumori molesti” di sottofondo, generati dai pianti e dalle voci dei propri figli, sono una costante finché non crescono. In questi casi, all’elenco precedente si aggiunge questa aggravante, sempreché non si riesca a vivere questa dimensione con la giusta leggerezza.

Come allenarsi a godere del silenzio e migliorare la propria salute psicofisica

Per godere del silenzio la soluzione è decidere di organizzare la propria routine aggiungendo un tempo dedicato al silenzio, o alla meditazione, a inizio o a fine giornata.

Meditare la mattina ha lo scopo di prepararsi al meglio per affrontare le attività quotidiane con un’energia diversa, meno irritabili, più produttivi. Per usare un termine caro alla PNL per entrare in Stato ed essere sicuri di dare il meglio di sé in ogni circostanza.

Relegare l’attività meditativa alla sera prima di coricarsi, invece, ha la funzione di fare una sorta di reset e prepararsi al meglio per un sonno ristoratore. Scaricare la “ram cerebrale” per evitare di portarsi a letto i problemi quotidiani.

Ad ognuno la propria scelta.

Se, invece, si hanno dei problemi a confrontarsi con il silenzio allora si devono prevedere delle pratiche che avvicinino a quest’attività, come ad esempio percorsi di coaching per ricontattare il nostro sé ed avere maggiore consapevolezza di noi stessi, oppure altri vie, assistite da professionisti, che siano in grado di ricreare la giusta armonia interiore.

Come e quanto meditare

Qui si apre un ventaglio di proposte infinito.

Per chi è alle prime armi il consiglio è di iniziare a meditare per pochi minuti, vale a dire non più di dieci minuti, per poi gradualmente aumentare.

Ci si può aiutare con della musica o con delle meditazioni guidate da voci esterne, per poi diventare bravi a farlo in autonomia e senza musica di sottofondo. La musica, o la voce che guida, sono, infatti, delle fonti sonore che non permettono di godere del piacere del silenzio e staccare veramente nel profondo.

Per chi è già esperto può cominciare a meditare per tempi più lunghi osservando la fiammella di una candela accesa, o di un pendolino. Meglio ancora rimanere sdraiati supini a occhi chius, per portare l’attenzione sulle varie parti del proprio corpo. Questa pratica permette di fare una valutazione dello stato di tensione muscolare e migliorarla con dei precisi comandi mentali di rilascio (rilassamento muscolare attivo).

Quando non si ha più imbarazzo di fronte al silenzio e, addirittura, lo si ricerca per fare il pieno di energia, allora si può pensare di fare l’esperienza del Vipassana (in lingua Pali significa “vedere le cose in profondità come realmente sono”), stage che durano circa dieci giorni funzionali a entrare in contatto con sé attraverso il silenzio e l’attenzione al respiro.

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