Sonia Fontata: MasterCap ha reso possibile, visibile, tangibile, il mio scopo

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Sonia Fontana

Sonia Fontana è una persona felice desiderosa di far parte del sistema in cui vive. È una donna che lavora, studia, si dedica alla propria famiglia e al volontariato.

Il messaggio che vuole trasmettere è: essere, non apparire.

Dove essere, significa dare il proprio contributo rispettando il tempo, le capacità, la volontà dell’altro in un sistema di interazioni; dove il risultato è stare bene insieme. L’io diventa un Noi che porta a raggiungere la meta e a vincere insieme. Come un passamano del testimone fatto di ascolto, presenza, e capacità di farsi da parte per consentire di spiccare il proprio volo rimanendo ad osservare e gioire per il successo altrui.

Cosa ha significato per te far parte di MasterCap?

MasterCap ha significato rendere possibile, visibile, tangibile, il mio scopo. Mi ha permesso di trovare una famiglia di persone straordinarie che mettono al primo posto il bene sociale che fa stare bene, arricchisce, eleva e potenzia il proprio e l’altrui capitale valoriale.

Sei tra i primi Health Coach in Italia, cosa provi?

Essere tra i primi Health Coach in Italia vuol dire avere un’opportunità di migliorare la vita delle persone, portarle a raggiungere i loro obiettivi, soprattutto, quelli chiusi in un cassetto, messi da parte, che non ci concediamo di investirci tempo ed energie. Quegli obiettivi che ogni tanto risuonano, vengono a bussare nei nostri pensieri o nei nostri sogni, proprio quelli che ci renderebbero felici! “Ecco io vorrei… E…. posso!”

MasterCap è durato due anni, com’è stato questo percorso?

Non è stato facile. Ho avvertito la sensazione di non esserne capace, di non avere acquisito a sufficienza gli strumenti, di chiedermi troppo, rimettendo in discussione se continuare il percorso.

Tanti auto-sabotaggi interni, ma era evidente che stavo bene perché affrontavo con meno rabbia i problemi lavorativi e famigliari. Riuscivo a non farli più entrare di prepotenza nel mio io e a non rimuginarci continuamente.

Cosa ti ha permesso di cambiare al livello personale e professionale questo percorso?

Lavoro a contatto con le persone, il mezzo della cura inizia con l’ascolto. Mi sono trovata a chiedere spesso alle persone che incontro, che mi raccontano il loro mondo e che cercano risposte da me, o mi chiedono cosa faresti nel mio caso?

Semplicemente gli rispondo rivolgendogli una domanda:

“Sei felice? Ti rende felice?”

Ecco, io li riporto lì!

Ripartiamo dalle cose semplici. Siamo onesti in primis con noi stessi. Solo così possiamo ripartire. L’autenticità con noi stessi, implica in primo luogo guardarci dentro, togliendoci quelle numerose maschere che ogni giorno indossiamo e, forse, a lungo andare neppure ce ne accorgiamo. Così finiamo sfiniti. Non ci riconosciamo più. Più è lungo questo continuo mascheraci, più sarà lungo riavvolgere la matassa e ritrovare il vero io, l’essere.

È come perdersi per poi ritrovarsi…ma in questo riavvolgimento della nostra identità abbiamo bisogno che qualcuno da esterno (l’Health Coach) ci fornisca nuove lenti per farci assaporare gli spezzoni di vita che abbiamo trascurato, ma che ora avendo una nuova chiave di lettura possiamo finalmente vedere e gioirne.

Ogni trasformazione porta a lasciare alle spalle modi di operare, pensare, ostacoli definiti come insormontabili, ma se semplificati in minimi termini non ci possono spaventare più.

E solo chi li ha vissuti sulla propria pelle può riconoscerli e avere chiaro come superarli.

In questo percorso, ho avuto queste difficoltà è per questo che conosco i pensieri, le paure, i sentimenti di rabbia, di risentimento che ne hanno fatto parte. Ma se oggi sono qui.

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Cosa hai imparato in questi due anni?

Ho imparato ad assaporare anche quei sentimenti, da me, sempre giudicati negativi come opportunità di concedermi di provarli, come qualcosa di nuovo senza alcun rimorso.

Non era tanto il sentimento della rabbia o del rancore che provavo, ma il giudizio che, fin da piccola, avevo interiorizzato. Il sentirmi non una brava bambina. Quanto ti liberi e rompi quegli stereotipi, ti senti leggera.

In questi due anni ho imparato la capacità di chiedere aiuto, senza dover pensare a cosa mi chiederà in cambio.

Cosa ti lascia MasterCap?

MasterCap mi lascia questo importante insegnamento: non sei solo. Gli alleati sono fondamentali, se hai fiducia e ti affidi è un po’ come sceglierci senza conoscerci. Se ci pensi un attimo, ti avvicini alla persona che a ”pelle” di da’ fiducia, la senti vicina alle Tue corde. Allora dopo il lavoro di riavvolgitura l’unico consiglio che mi permetto di dare è quello di affidarci ai nostri sensi, ritornare ad ascoltare le sensazioni e, non da ultimo, godere delle emozioni che ne derivano.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Concentrarmi sugli studi. Ho avuto l’idea di iscrivermi a Giurisprudenza e, quindi, a breve di laurearmi e orientarmi in diritto del lavoro. Vi posso dire che preparare un esame è meno difficoltoso del percorso in MasterCap perché l’esame è conoscere meramente i contenuti nozionistici del testo o dei testi, mentre ciò che apprendi durante i workshop lo provi su te stesso.

Quando rientri, anche nelle settimane successive continui a lavorare, interrogarti, far risuonare l‘io interno, praticamente ti metti continuamente in discussione, soprattutto, quando pensavi di avere solo certezze.

I protocolli Mastercap sono validi e testati su di me per l’organizzazione direi maniacale: tempi, contenuti, strategie per la preparazione degli esami. E non da trascurare, il superamento! Ho anch’io la mia ancora intrinseca Romina che schiocca le dita e dice 1, 2 ,3!

Come ti vedi tra 5 anni?

Tra 5 anni vorrei essere ancora parte della Famiglia Mastercap, perché è così che mi sento. In una famiglia ognuno mette a disposizione tutto il proprio bagaglio personale, esperienziale, professionale. Vorrei collaborare agli attuali e nuovi progetti e quelli ancora in gestazione, formare nuovi BLSD, conoscere altri futuri Mastercap, iniziare sedute di Health Coaching: il tutto perché, io faccio parte del sistema!

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