Spaccapietre, la pianta contro i calcoli renali

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pianta spaccapietra

Conosci l’erba spaccapietre? È un’erba selvatica dall’azione antinfiammatoria e diuretica, utilizzata da secoli per sciogliere i calcoli renali.

Il Ceterach officinarum Willd, meglio conosciuta come erba spaccapietre, è una piccola felce che fa parte della famiglia delle “Aspleniacee”. Raggiunge in genere i 15-20 cm. di altezza. Un altro nome botanico è “Asplenium ceterach L.”

Questa pianta prende il nome di “spaccapietre” perchè cresce in modo tenace tra le rocce e sui muri e, man mano che si sviluppa, riesce a frantumare in modo lento ma inesorabile la pietra. Infatti si arrampica sui muri e li rompe, ecco a cosa deve il suo nome.

In alcune zone prende anche il nome di “cedracca” o “erba ruggine” a causa di una “patina” che si forma su alcune spore rossastre disposte sulla pagina inferiore delle foglie che ricorda il colore della ruggine.

Dove la possiamo trovare

È una pianta originaria del continente europeo, che come già descritto, cresce sulle macerie umide, sulle rocce soleggiate e calcaree e nel sottobosco rado; può essere presente fino ai duemila metri.

I suoi nomi sono strani, da dove derivano?

Il nome “ceterach” deriverebbe dalla parola araba cetrack, ma molti studiosi la fanno derivare dal latino “ceterum” che ha il significato di: “il resto”, “il rimanente” (da cui deriverebbe poi il termine “et cetera” ol significato di “e tutte le altre cose”, che in italiano si trasforma nell’avverbio “eccetera”).

Il significato lo si deve proprio alle capacità della pianta di rimuovere gi “eccessi” che tendono a rimanere nel corpo.

Anche per questo motivo rientra in formulazioni utili in caso di ritenzione di liquidi, gonfiori, obesità.

L’altro nome “Asplenium” deriva dal greco “Asplenion” che ha il significato di “privo di milza” con il chiaro riferimento all’azione di pulizia e di drenaggio che questa pianta esplica sulla milza.

Su antichi testi di Erboristeria infatti si ritrovano scritti del tipo: fatta bollire nel vino questa piccola felce “dissolve le ostruzioni della milza e del fegato”.

Cosa si utilizza della pianta

Si utilizzano le parti aeree, in pratica le foglie e il gambo; si raccolgono da maggio ad agosto.

Per cosa si utilizza

Tradizionalmente questa pianta viene utilizzata principalmente per disciogliere i calcoli renali, ma anche altre “ostruzioni” tipo quelle biliari, della vescica e dell’uretra.

Tuttavia le si attribuiscono anche proprietà espettoranti per il muco, sedative della tosse e diuretiche.

Possiamo comunque annoverare altre proprietà che sono considerate minori ma ugualmente interessanti, quali:

  • protegge e depura il fegato
  • molto utile nell’ingrossamento della milza
  • è un buon digestivo
  • agisce sui vermi intestinali (per le sue proprietà “astringenti”
  • contribuisce a ridurre la febbe (da non utilizzare nei bambini con età inferiore ai 5-6 anni)
  • regola i livelli di glucosio nel sangue (molto utile ai diabetici)
  • contribuisce a ridurre il colesterolo.

Come si utilizza

In genere i modi per utilizzare la pianta sono due:

  • il decotto: 4-5 cucchiai della pianta sminuzzata e tagliata posta in 1 litro d’acqua a freddo; portare all’ebolizzione e continuare per 5-6 minuti; filtrare e berne 3-4 tazze al giorno per un periodo prolungato e almeno fino a quando i calcoli non saranno espulsi. Un cooretto utilizzo non provoca in genere le coliche.
  • l’infuso: in 1 litro di acqua bollente aggiungere 50-60 gr di foglie essiccate (o anche fresche in questo caso aumentare leggermente i quantitativo per la maggiore quantità di acqua contenuta); lasciare in infusione per circa 20 minuti filtrare e berne 2-3 tazze nella giornata. Eventualmente aggiungere un po’ di miele o foglie di menta fresca per migliorare il sapore.

Ci sono preparazioni già pronte disponibili in erboristeria o farmacia, tuttavia personalmente ritengo che la cosa migliore sia assumere la spaccapietra come indicato sopra.

Qualche controindicazione?

La letteratura non evidenzia controindicazioni nell’utilizzo della pianta quando si rispettano le dosi e le modalità d’uso.

La prudenza impone di avere cautele particolare nel consigliarla alle donne in gravidanza e ai bambini piccoli. In questi casi o comunque è sempre utile rifarsi al parere del medico.

Alcune felci (e la ceterach appartiene a questa numerosa famiglia) presentano al loro interno alcuni enzimi che interferiscono con l’assorbimento della vitamina B.

Una dieta bilanciata e ricca in vitamine del complesso B contrasta l’azione deleteria di questi enzimi; anche l’essiccazione ed il calore ne inibiscono l’azione.

Curiosità

Gli antichi riuscivano sempre a trovare simbolismi nella natura e nelle piante. Per l’antica dottrina delle “signature” la Ceterach veniva utilizzata, appunto, per disciogliere i calcoli come essa era capace di disgregare la pietra su cui nasceva.

In passato si riteneva che facesse passare i dolori e teneva lontane le disgrazie e per questo motivo se ne imbottivano cuscini sui quali si appoggiava la testa per dormire.

La pianta si raccoglieva alla vigilia della festa di S. Giovanni, il 23 giugno; era diffusa la credenza secondo la quale chi, quella sera, si fosse infilato un ramoscello di cedracca avrebbe trovato un tesoro nascosto.

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